In Spagna crolla un altro mito della sinistra italiana: Pedro Sanchez vicino all’addio

mercoledì 13 febbraio 15:08 - di Robert Perdicchi

Un tempo era Zapatero, poi in Francia Macron, in Venezuela Maduro, in Italia Renzi… Oggi anche l’ultima icona della sinistra italiana, il bello e possibile Pedro Sanchez, colui che aveva finto di ospitare tutti i migranti respinti dall’Italia, per poi seminarli in giro per l’Europa, si appresta a dire addio al suo governo socialista di minoranza.

Il Parlamento spagnolo ha infatti bocciato la legge di bilancio presentata dal governo Sanchez, con una mossa che potrebbe portare ad elezioni anticipate. Contro il governo hanno votato anche i partiti secessionisti catalani che finora avevano garantito un appoggio esterno. Secondo i media, si potrebbe andare al voto già il 28 aprile o attendere le elezioni europee del 26 maggio.

La Spagna dovrebbe tenere le elezioni generali nel 2020, ma c’è la possibilità che ciò avvenga prima. Il governo socialista minoritario di Sánchez ha avuto grossi problemi nell’ottenere il sostegno per il bilancio 2019 in Parlamento, dato che il Psoe al potere ha solo 84 dei 350 seggi nella Camera bassa. La proposta di bilancio è in pericolo a meno che non ottenga il sostegno dei partiti più piccoli, compresi i nazionalisti catalani, che si sono dichiarati contrari.

Al centro della nuova crisi politica che si apre in Spagna c’è ancora una volta la questione catalana, diventata ancora più incandescente dopo che ieri si è aperto a Madrid il processo contro 12 leader secessionisti. I partiti nazionalisti catalani Erc e che finora avevano garantito l’appoggio esterno a Sanchez, avevano posto come condizione per il loro voto favorevole l’apertura di un negoziato su un referendum di autodeterminazione della Catalogna. Ma per il partito socialista questa era una condizione inaccettabile. “Non vogliamo né possiamo accettare d’includere nell’ordine del giorno l’autodeterminazione della Catalogna”, ha dichiarato il ministro del Tesoro, Maria Jesus Montero.
Il voto di oggi segna la rottura dell’intesa che aveva permesso la mozione di censura contro il governo del conservatore Mariano Rajoy e portato Sanchez al governo nel giugno dell’anno scorso. E mette anche fine al tentativo socialista di ridurre le tensioni in Catalogna con un atteggiamento più dialogante, ma senza fare concessioni su un referendum, ritenuto incostituzionale.

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