I funerali del piccolo Giuseppe, massacrato dal patrigno tunisino: “Uno sfregio all’umanità”

sabato 2 febbraio 17:44 - di Marta LIma

Un commosso e lungo applauso, fuori e dentro la chiesa, ha accolto la bara di Giuseppe, ucciso di botte a Cardito, vicino Napoli, dal patrigno tunisino Tony Sessoubti Badre, che aveva colpito anche la sorellina, scampata alla morte. “Siamo qui per accompagnare Giuseppe nel suo ultimo viaggio terreno. Il dolore ci stringe l’anima e quasi ci toglie il respiro”, sono state le prime parole pronunciate dall’arcivescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo. “Siamo qui – ha aggiunto l’arcivescovo – anche per trovare una parola di conforto che getti una luce di speranza su questa vicenda tragica. Ora quel che più serve è il silenzio, che oltrepassi il frastuono e il clamore che si è creato attorno alla morte di Giuseppe, un silenzio che ci aiuti a riflettere e, perché no, a piangere”.

l padre naturale del bimbo, ucciso domenica scorsa in un’abitazione a Cardito dal compagno della madre, ha voluto dare l’ultimo saluto al figlio a Pompei, suo comune di origine. Nella piccola parrocchia di San Giuseppe, oltre all’arcivescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo, che celebrerà la funzione, i sindaci di Cardito Giuseppe Cirillo, Pompei Pietro Amitrano e Massa Lubrense Lorenzo Balducelli, è presente anche la madre del bimbo, Valentina Casa, uscita di casa dopo giorni di auto isolamento nell’abitazione di famiglia a Massa Lubrense. La donna è stata accompagnata alle spalle dell’altare sorretta da due donne, probabilmente sue parenti, ed è apparsa stravolta dal dolore riuscendo appena a baciare la bara bianca del figlio al termine della cerimonia funebre. La 30enne ha poi lasciato la chiesa da un’uscita secondaria. Monsignor Tommaso Caputo le ha rivolto alcune parole di conforto al termine dei funerali. Nessun saluto o contatto tra la donna e il padre naturale di Giuseppe, anch’egli seduto in prima fila nella chiesa di San Giuseppe.

“Caro Giuseppe, la vita ti ha perduto e ci mostra il rimpianto, la consapevolezza di un male che diventa malessere, ci mostra gli occhi sbarrati di fronte all’abisso e i cuori afflitti di chi sentea tua morte cone un irreparabile sfregio all’umanità”, ha detto ancora monsignor Tommaso Caputo nella sua omelia. “Di fronte all’orrore e alla pietà che la tua fine ha causato – ha detto l’arcivescovo rivolgendosi idealmente al bimbo ucciso – vorremmo che sapessi che non era per te e per nessun altro l’abisso che hai invece trovato sulla tua strada. Non è roba che può venire dagli uomini”.

“Cosa possiamo fare noi, come evitare che la violenza continui a regnare nella nostra società pur moderna e civile? Tutti noi dovremmo voltare le spalle senza ripensamenti a ciò che ha portato via Giuseppe: il disamore, l’aggressività, il sopruso, la sofferenza, le frustrazioni”, ha affermato l’arcivescovo di Pompei. “Dovremmo abbandonare – ha aggiunto – la concezione del male che lo banalizza, lo riduce a normalità. Questo atteggiamento porta a una folle abitudine al male, ci fa diventare indifferenti”. “Anche le istituzioni fanno fatica a mettere in atto misure di prevenzione. E’ necessaria più attenzione per il prossimo, più cura per chi è in difficoltà”, è la riflessione di monsignor Caputo che aggiunge: “E’ doveroso ora un sussulto di coraggio, per conoscerci e sentirci realmente fratelli, facendoci carico delle sofferenze degli altri. La forza può venirci da questo momento di preghiera e di fratellanza”.

Le offerte raccolte durante i funerali saranno destinate alle due sorelline di Giuseppe. “Rivolgiamo un pensiero anche alle due sorelline – ha detto l’arcivescovo – vittime anche loro della cieca violenza. Saranno loro, sottratte speriamo per sempre alla brutalità e all’aggressione, a sentire più di tutti la mancanza di Giuseppe e lo porteranno sempre nel cuore. La nostra preghiera è anche per loro, perché la vita possa sorridere loro”, ha concluso l’arcivescovo. La sorellina più grande, ferita durante l’aggressione, è ancora ricoverata nell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli, mentre la più piccola, di 4 anni, è in una casa famiglia dove sarà raggiunta dalla sorella maggiore quando potrà lasciare l’ospedale.

All’uscita dalla chiesa, la piccola bara bianca è stata nuovamente salutata da un applauso commosso e sono stati fatti volare dei palloncini bianchi.

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