Giustizia “ingiusta”, Mantovano: «La politica ha lasciato via libera ai magistrati. E le conseguenze…»

venerdì 1 febbraio 18:14 - di Antonella Ambrosioni

Alfredo Mantovano è un magistrato della Corte di Cassazione,  già parlamentare di An, poi del Pdl, sottosegretario agli Interni, da tutti stimato per la dottrina unita all’equilibrio. E’ proprio questo elemento che sembra mancare troppo spesso in molte sentenze che lasciano sconcertati. Giorgia Meloni, sempre molto sensibile sul tema, dal suo profilo Fb si è chiesta: ma che giustizia è quella che dà solo 5 anni ad Antonio Ciontoli per l’omicidio del fidanzato della figlia, Marco Vannini; che giustizia è quella che rilascia i due balordi che hanno bruciato «per noia» un clochard? Una domanda che giriamo direttamente al magistrato.

Alfredo Mantovano, l’opinione pubblica di fronte a certe sentenze si chiede: ma che razza di giustizia è questa? Cosa risponde lei?

«Uscirei dai due casi di cronaca citati, di cui dovrei leggere le carte per pronunciarmi, per porre una riflessione più ampia: anziché  infierire ogni volta di fronte a pronunciamenti che appaiono privi di equilibrio e buon senso, bisogna porsi due domande: se non sia troppo ampia l’area lasciata alla giurisdizione; e se la politica voglia o meno riappropriarsi  di materie proprie».

È la politica che ha “abdicato” o la magistratura che invade il campo ?

«Entrambe. Le faccio un esempio. Ci sono alcune materie, come la droga, sulle quali il legislatore – quindi la politica –  ha elaborato normative generiche: mi riferisco, per capirci, alla nozione di “uso personale”, o di “modica quantità”, che poi lascia spazio a interpretazioni arbitrarie di cui tutti poi si stupiscono. Il compito del legislatore è quello di evitare di lasciare aperti questi spazi».

Cosa dovrebbe fare la politica?

«Evitare di delegare alla Magistratura casi politici. Prenda la questione delle Grandi opere: sono i Tar e non i politici a deciderne le sorti, la chiusura, o la riapertura. Se questi spazi non vengono occupati da governi e Parlamento, capita che questi spazi vengano occupati dalla Magistratura più militante».

Esempi?

«Settimane fa il Pd riguardo alla Legge di Stabilità si è rivolta alla Corte costituzione perché a suo dire non sarebbe stato lasciato spazio al dibattito parlamentare. La Corte ha poi dichiarato inammissibile il ricorso sollevato dal Pd, affermando: “Se ne può riparlare”. Ecco, il fatto che un partito su una vicenda tutta politica si appelli alla “stampella giudiziaria”, fa sì che poi si arrivi a  certi straripamenti.

Altre storture?

Avere lasciato ai giudici l’ultima parola in tema di sicurezza: dal 2014 il furto ed altri reati non sono più perseguiti, nel senso che le vittime di reati cosiddetti minori, possono valersi in sede civile, lasciando ai giudici decidere. La magistratura ha cioè decretato che si tratta di reati “secondari”.  Ecco, appiattirsi su scelte di questo tipo determina poi quelle sentenze che tanto fanno indignare. C’è bisogno di una rivoluzione culturale che faccia sì che ai magistrati equilibrati non si sostituiscano “inventori di sentenze”.

 

 

 

 

Commenti

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  • Claudio Manganelli 2 febbraio 2019

    Perfetto, Alfredo. Ma sarebbe ora che la politica regolamenti simili storture; lo stiamo aspettando da decenni. Saluti Claudio