Gianni Letta*: Tatarella, un ministro al servizio del popolo e del suo Paese

venerdì 8 febbraio 6:00 - di Redazione

Sulle carte intestate del Ministero, era diventato il signor Ministro Giuseppe Tatarella. A Palazzo Chigi, il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e nell’emiciclo di Montecitorio, era l’onorevole Giuseppe Tatarella. Ma per tutti, fu sempre Pinuccio. E a lui piaceva che fosse così.

Pinuccio era un uomo del popolo, un uomo giunto al potere (parola che non si sa quanto gli piacesse) dopo tutta una vita passata nella concretezza della provincia pugliese (“provincia” rispetto alla politica nazionale di Roma, s’intende), alle prese coi problemi veri e reali della gente. In un’epoca in cui, malgrado tutto, la figura del politico era ancora circonfusa di un alone di considerazione e rispetto, Tatarella godeva dell’uno e dell’altro, anche se con lui tutti preferivano la dimensione confidenziale, il diminutivo del nome, addirittura le chiacchierate al bar. Era semplice e affabile, apparentemente trasandato, con i vestiti che parevano quelli di un “uomo travolto da un Tir”, come scrisse una volta Giancarlo Perna, cattivissimo con tutti, ma con Pinuccio era impossibile persino per lui. “Ministro dell’Armonia”, si era autodefinito nel periodo in cui sedette sulla poltrona più alta del dicastero delle Poste e Telecomunicazioni, nel 1994, governo Berlusconi I. Ed è sicuro: Tatarella cercò di essere un “ministro” nel significato etimologico del termine, derivato dal latino ministrare. Cioè, servire. Ed è anche per questo che fu in lui spontaneo accostarsi al concetto di armonia. Un concetto, un principio che ha ispirato e sostenuto la sua attività di governo, ma anche la sua attività politica soprat-utto nella stagione feconda del Polo della Libertà che avrebbe voluto spingere più in là, “Oltre il Polo”, per disegnare e costruire il futuro di un nuovo centrodestra.

In un mondo avvelenato e diviso, Pinuccio Tatarella, lavorava per unire, attento sempre ai rapporti umani, prima ancora che a quelli politici, praticando il dialogo aperto e franco alla ricerca della concordia operosa per l’affermazione delle sue idee, senza perdere mai di vista gli interessi del Paese. Gli uomini di destra sono tutti fascisti e urlatori? Certamente no: lui non era né l’uno né l’altro. Credo abbia faticato molto, ma senza mai darlo a vedere, per spingere quello che allora si chiamava ancora Movimento sociale a un accordo con la Lega di Bossi, che aveva ancora pulsioni secessioniste. Contò molto a quel tempo l’amicizia sincera con Roberto Maroni, che guidava il Ministero dell’Interno, e che era l’altro Vicepresidente del Consiglio del Primo Governo Berlusconi. Non a caso Maroni fu l’esponente del Carroccio che fino all’ultimo cercò di impedire il famoso “ribaltone”. Pinuccio evitò sempre di trattare gli avversari da nemici, di negare legittimità morale e politica anche a chi si muoveva scagliando insulti. Tatarella non aveva paura degli elettori. Li amava e ne era riamato. Ci giocava a carte, con quelli di destra, come con quelli di sinistra. Si portava dietro il mazzetto, e andava al bar Cenzino, in piazza Mercantile a Bari, a farsi mani su mani di tressette con gli amici.  Prima di Bari, veniva Cerignola, il paese di cui era nativo. Massimo D’Alema, romano di nascita ma pugliese d’elezione, per lui scomodò a ragion veduta l’appellativo di “gentiluomo”. A fargli eco, Luciano Violante. Fu generale e sentita la partecipazione quel giorno del 1999, quando le complicazioni conseguenti a un difficile trapianto lo strapparono al suo cammino terreno: tutti avvertirono quel vuoto perché ognuno ne sentiva la mancanza. L’armonia, quando non c’è, manca. E si sente soprattutto in tempi come quelli correnti nei quali sembrano prevalere, la disarmonia, l’odio ideologico, il confronto aspro fino allo scontro. Magari basterebbe soltanto farsi una partita a carte, per rilassarsi e ricuperare un po’ d’umanità e di fiducia nel prossimo: questo Pinuccio ci ha insegnato. E di questo ancora oggi lo ringraziamo.

* Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel 1994

Testo tratto dal libro “Pinuccio Tatarella – passione e intelligenza al servizio dell’Italia”, edito da “Giubilei Regnani”. Link per l’acquisto del libro: http://www.giubileiregnani.com/libri/pinuccio-tatarella/

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