Foibe, Salvini e Tajani attaccarono i “negazionisti”: la Slovenia protesta con Mattarella

lunedì 11 febbraio 18:06 - di Lucio Meo

Il presidente sloveno Borut Pahor ha scritto lunedì al presidente italiano Sergio Mattarella esprimendo la propria preoccupazione per alcune dichiarazioni rilasciate da figure istituzionali italiane sulla questione delle foibe. Secondo l’agenzia croata Hina, Pahor farebbe riferimento in particolare alle parole pronunciate dal vicepremier Matteo Salvini e a quelle del presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, che nel giorno del Ricordo avevano tuonato contro i partigiani e con chiunque, anche in altri paesi, portano avanti una linea negazionista. «I bimbi morti nelle foibe e i bimbi di Auschwitz sono uguali», aveva detto il ministro dell’Interno- «Non voglio fare polemiche. Se qualcuno nel 2019 fa finta che da queste baracche non siano passati 100 mila italiani vuol dire che ha dei problemi», aveva aggiunto Salvini visitando il campo profughi di Padriciano (Trieste) che ospitò centinaia di esuli istriani. «Chi nega è complice di quello che è accaduto», aveva invece affermato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Tajani oggi ha precisato che “il mio riferimento all’Istria e alla Dalmazia italiana non era in alcun modo una rivendicazione territoriale. Mi riferivo agli esuli istriani e dalmati di lingua italiana, ai loro figli e nipoti, molti dei quali presenti alla cerimonia”. «Proprio ristabilendo la verità storica – ha continuato Tajani – è stato possibile dare un punto di svolta alle relazioni tra Italia, Croazia e Slovenia, oggi Paesi legati da una salda amicizia. La pace duratura tra i nemici di un tempo è il migliore esempio di come l’Unione europea sia una storia di successo. Mi spiace se il senso delle mie parole sia stato mal interpretato. Non era mia intenzione offendere nessuno. Volevo solo inviare un messaggio di pace tra i popoli, affinché ciò che è accaduto allora non si ripeta mai più».

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