Disse “servo sciocco” a un ex deputato: l’incredibile condanna a Danilo Quinto

giovedì 7 febbraio 13:36 - di Armando Manocchia

Nel tempo dell’inganno universale dire la verità non è un atto rivoluzionario, ma è reato. Accade quindi che una persona perbene, come Danilo Quinto, venga condannata per diffamazione a mezzo stampa semplicemente per aver espresso un’opinione personale come «Servo sciocco» rivolta ad un ex deputato dei Radicali. Va detto che tale partito, pur non superando la misera soglia del 2%, gode di protezioni internazionali che lo rendono potentissimo.

Il 4 febbraio, Danilo Quinto, scrittore, giornalista ed ex tesoriere del Partito Radicale, è stato infatti condannato per aver scritto nel suo libro “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, che il gruppo dirigente radicale, di cui aveva fatto parte, era «acefalo» e un membro di quel gruppo dirigente veniva definito «servo sciocco». Espressioni metaforiche (infatti scritte in corsivo) che, a mio avviso, ben si inquadrano nella libertà di opinione del singolo e non dovrebbero essere sottoposte a censura, né tanto meno a condanna.

Nel libro, lo stesso autore si definiva «servo di Pannella», eppure, in base alla denuncia presentata dai radicali, ha ricevuto una condanna a 6 mesi di reclusione + 2.000 euro di multa e il pagamento delle spese processuali. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna ad una multa di 3.000 euro. Entro 90 giorni si conosceranno le motivazioni per presentare l’appello. Nella parte economica la sentenza è esecutiva. Alla faccia del povero Mattarella, presidente del Csm, che non perde occasione per difendere la libertà di stampa e di espressione, ma senza mai curarsi che vengano applicate.

Il Giudice aveva preso tempo per emettere questa sentenza e pare che in Tribunale, durante l’Udienza, fosse impensierito perché ImolaOggi.it avrebbe potuto confermare quanto scritto all’indomani del rinvio a giudizio per questa assurda vicenda: «Solidarietà a Danilo Quinto. Solo un altro «servo sciocco» ti potrà condannare». Cosa dire a questo Giudice? La mancanza di libertà di espressione non permette di commentare.

Non è il primo processo che Danilo Quinto affronta per una denuncia dei Radicali, i quali ne presentarono un’altra, subito dopo l’apertura della causa di lavoro nei loro confronti – che poi Quinto naturalmente perse, senza vedersi riconosciuti i suoi diritti. In quell’occasione, fu rinviato a giudizio per decreto, senza essere ascoltato dal giudice.

Conosco diversi casi simili e, chiedendo lumi, mi dicono che è una pratica in uso nel pianeta giudiziario quando si ripone fiducia solo in una delle parti in causa, ovviamente quella querelante, e il querelato viene condannato senza se e senza ma, senza neanche essere ascoltato. E’ Giustizia questa? Per non parlare delle persone innocenti condannate ingiustamente. Pensate che In Italia sono più di migliaio all’anno.

Come diceva Oriana Fallaci, non ci dobbiamo guardare dal rischio di una dittatura che viene dal potere esecutivo, ma da quella che viene dal potere giudiziario.

Ai distratti e ai superficiali, rammento che la battaglia per la libertà di espressione riguarda tutti: cittadini, politici e giornalisti. In casi come questo, è la nostra libertà di parola che viene violata.

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