Criminale albanese espulso nel 2015 riesce a tornare usando il cognome della moglie

sabato 2 febbraio 15:46 - di Redazione
Prostituzione albanese

Pensava di essere riuscito a beffare per sempre i controlli delle forze dell’ordine un criminale albanese di 41 anni che, espulso dall’Italia, per motivi di pubblica sicurezza, si è ripresentato nel nostro Paese utilizzando stavolta, sul nuovo passaporto, il cognome della moglie. Ma è stato riconosciuto e arrestato in un bar del centro di Carrara con l’accusa di reingresso illegale sul territorio nazionale.

Era il maggio 2015 quando il Tribunale di Sorveglianza di Torino aveva dichiarato il criminale albanese pericoloso per la pubblica sicurezza e disposto  il suo allontanamento dall’Italia visto lo spessore del suo curriculum criminale tanto da ordinarne l’immediata espulsione dal territorio dello Stato.
L’albanese aveva iniziato, già dal 2005, proprio nella zona di Massa-Carrara, la sua decennale carriera criminale inanellando un reato dopo l’altro  e andando, ovviamente, incontro anche a varie condanne e periodi di detenzione che si sono susseguite fino all’estate del 2015, quando era stato forzatamente rimpatriato con un volo per Tirana partito da Bologna.

Il criminale albanese, così come prevede la legge italiana, non sarebbe dovuto rientrare in Italia prima di 5 anni ma, evidentemente, conosceva talmente bene quel divieto che, per aggirare la norma e passare indenne i controlli alla frontiera, si è procurato nel suo Paese un nuovo passaporto, utilizzando, stavolta, il cognome della moglie, una procedura possibile in Albania una volta nella vita.

E così, con quel documento nuovo di zecca in mano, il 41enne è rientrato in Italia, ripresentandosi nella zona di Massa-Carrara dove, probabilmente, poteva contare su una buona rete di conoscenze.

Mercoledì pomeriggio, nel corso di un servizio di pattuglia, i carabinieri lo hanno riconosciuto dentro un bar del centro città, tranquillamente seduto ad un tavolino a chiacchierare con altre persone.

I militari ricordavano bene il criminale albanese perché erano stati proprio loro ad arrestarlo anni addietro al termine di una complessa operazione denominata “Total Arno” nel corso della quale il 41enne era emerso come uno dei capi dell’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione accusata di tentativi di estorsione, violenze private e aggressioni.
Proprio per questa lunga serie di gravi reati il criminale albanese era stato poi arrestato e condannato a otto anni di carcere, con applicazione della misura di sicurezza dell’assegnazione ad una casa di lavoro e poi dell‘espulsione dall’Italia per pericolosità sociale.

Scattato il controllo nel bar, l’uomo ha esibito il passaporto fresco di stampa che riportava il nome e la data di nascita esatta ma il cognome della moglie. Portato in caserma era arrivata la conferma che le impronte del 41enne già risultavano nella banca dati interforze con l’altro nome associato ad una sfilza di reati e di condanne.
Per questo il Tribunale di Sorveglianza di Torino lo aveva definito di «pericolosità elevatissima» per la «sua personalità inquietante». E lo aveva espulso.
Con candore il 41enne albanese ha spiegato ai carabinieri di essere perfettamente consapevole del divieto di tornare in Italia, aggiungendo, però, che dopo il suo matrimonio in Albania aveva rinnovato il passaporto utilizzando il cognome della moglie e così facendo era tornato a Massa Carrara da perfetto sconosciuto.
Le forze dell’ordine lo avevano controllato più volte ma lo avevano sempre lasciato andare visto che con il nuovo cognome la sua fedina penale risultava immacolata.
Arrestato con l’accusa di reingresso illegale nel territorio dello Stato, ieri mattina il giudice del Tribunale di Massa ne ha convalidato l’arresto e rinviato il processo ad aprile. Nel frattempo, il 41enne dovrà presentarsi più volte al giorno dai carabinieri per l’obbligo di firma.

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