CasaPound, Di Stefano: «Il M5S va a sinistra. Per questo Raggi ci fa la guerra»

sabato 2 febbraio 15:50 - di Annamaria Gravino
di stefano casapound

«A Roma, con il pretesto di CasaPound, stanno facendo la prova generale della crisi di governo, cercando di mettere in difficoltà Salvini. È l’ala sinistra o di estrema sinistra del M5S che inizia a diventare preponderante. Hanno fatto come vorrebbero fare al Senato: hanno votato insieme al Pd». Il segretario di Cpi, Simone Di Stefano, dà una lettura tutta politica della mozione per lo sgombero di CasaPound approvata l’altro giorno in Campidoglio e della lettera che Virginia Raggi ha scritto al ministro Giovanni Tria perché si impegni ad «avviare le procedure» per sfrattare le 18 famiglie che abitano nello stabile di via Napoleone III, di proprietà del Demanio. Una vicenda su cui la battuta più fulminante, come spesso accade, l’ha fatta Federico Palmaroli, in arte Osho. In uno dei suoi ultimi meme per il quotidiano Il Tempo si vede Tria che, preoccupato, si rivolge a Matteo Salvini: «Ma davero ce devo annà io a tirà fòri quelli de CasaPound?». «Pijate ‘e chiavi daa ruspa no?», risponde il ministro dell’Interno.

Di Stefano, state aspettando le ruspe di Tria?

No, ovviamente no. Tria ha a disposizione la Guardia di Finanza che è già venuta e ha certificato che a via Napoleone III, contrariamente a quanto scritto nella mozione presentata in Campidoglio, non c’è nessuna sede di partito, ma ci sono 18 famiglie che aspettano risposte dal Comune e dallo Stato rispetto all’emergenza abitativa che travolge Roma e della quale non si parla mai.

Di sgomberi però se n’è parlato parecchio, anche per quanto riguarda le famiglie…

Appunto. Loro pensano a sgomberare le famiglie, noi a difenderle. A via del Colosseo abbiamo difeso delle famiglie sotto sgombero, ora in quella stessa strada, anche se non nello stesso palazzo, ci abita Di Maio. A Roma succede questo: i poveri vengono mandati via dal centro, eliminati, visto che il Comune non dà alternative. Non ci sono case popolari, non ci sono alloggi, non c’è una risposta, ci sono solo gli sgomberi, che mettono la gente in mezzo alla strada. Noi dal Comune aspettiamo una risposta su questo.

Avete avuto contatti con il Comune?

Il Comune in 15 anni di occupazione non si è mai visto, non è mai venuto nessuno. Ci dicessero cosa intendono fare per le 18 famiglie che vivono a CasaPound. Anche perché c’è una delibera di Veltroni che obbliga il Comune a ricollocarle in caso di sgombero. Ma io non credo neanche che ci sia una richiesta di sgombero formale, infatti Raggi ha scritto al Demanio se può avviare le procedure.

C’è il piano sgomberi ricordato da Salvini e redatto dopo comitati per l’ordine e la sicurezza cui ha partecipato anche Raggi.

Sì, e CasaPound è in coda perché non pone problemi sociali e di ordine pubblico. Gli organismi preposti, il prefetto, il ministro si sono già ampiamente pronunciati. Prima di arrivare a CasaPound sono state individuate decine e decine di situazioni da affrontare.

Nei giorni scorsi ne ha parlato anche Giorgia Meloni, ricordando che a Roma ci sono centinaia di centri sociali occupati da molto prima di Cpi. 

È così, ma nessuno ne parla perché deve essere colpita CasaPound, perché è di destra e perché, secondo loro, siamo amici di Salvini. Ma noi non parliamo con Salvini dal 2015.

Lei ha dato da subito una lettura politica della mozione, parlando di «polpetta avvelenata per Salvini». È convinto che ci sia solo questo?

Sono convinto che quella mozione oggi non sia solo contro CasaPound, ma che investa anche altri livelli. Provano a mettere in difficoltà Salvini e consumano lo scontro interno al M5S. L’ala sinistra o di estrema sinistra del M5S sta diventando preponderante, fanno le prove generali di crisi di governo. A Roma il M5S ha votato con il Pd, come vorrebbe fare al Senato. La Raggi si inserisce in questa corrente, come ha ampiamente dimostrato con tutto il suo operato, a partire dalla cancellazione dalla toponomastica di personaggi che avevano supportato il fascismo. Per lei è anche un modo per nascondere, un po’ malamente, l’incapacità o l’impossibilità di amministrare Roma. Parli di CasaPound e non devi parlare di monnezza, topi, buche, gabbiani, di tutto quello che non funziona.

 

 

 

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