Shutdown, il rancore dei democratici paralizza l’America. Verso l’emergenza nazionale

sabato 12 gennaio 17:11 - di domenico bruni

Il parziale shutdown del governo federale è entrato nel suo 22esimo giorno, segnando così un record nella storia degli Stati Uniti. Non ci sono segnali politici di una fine dello stallo che ha portato alla chiusura di musei e parchi e costretto centinaia di migliaia di dipendenti pubblici a rimanere a casa o a lavorare senza stipendio. Il Congresso è chiuso per il weekend e non ci sono indicazioni su nuovi incontri dei Repubblicani e dei Democratici per trovare una via d’uscita dalla crisi. Con il record di oggi, l’attuale shutdown ha superato quello avvenuto nel 1995-96, fino ad allora il più lungo della storia Usa. L’attuale shutdown è dovuto al braccio di ferro tra la Casa Bianca e i Democratici, che si rifiutano di di fare approvare dal Congresso il finanziamento di 5,7 miliardi di dollari chiesto dal presidente Donald Trump per la costruzione del muro al confine col Messico. Senza altri negoziati in agenda, si fa sempre più concreta l’ipotesi che Trump dichiari l’emergenza nazionale, per aggirare così il veto dei Democratici al Congresso. L’eventuale decisione del presidente, andrebbe però incontro a una serie di ricorsi legali, poiché i Democratici sostengono che l’attuale situazione al confine tra Usa e Messico non costituisce un’emergenza nazionale. Trump ha detto nelle ultime ore: “La soluzione semplice per me è dichiarare un’emergenza nazionale, ma non lo farò così in fretta. Vogliamo che il Congresso faccia il proprio dovere, quello che non stiamo pensando di fare ora è dichiarare un’emergenza nazionale”. Il presidente chiede al Congresso di varare la norma che prevede finanziamenti per 5,6 miliardi di dollari ma deve fare i conti con l’opposizione dei democratici, indispensabili per il semaforo verde al Senato. La dichiarazione di un’emergenza nazionale potrebbe consentire al presidente di bypassare il Congresso. Trump infatti ritiene che quella dell’invasione dal Messico sia una emergenza: gli Stati Uniti hanno bisogno del muro al confine con il Messico per fermare ”un’invasione”. Donald Trump fa il punto dopo il viaggio in Texas e ribadisce l’allarme per la “crisi umanitaria al nostro confine meridionale”. “Sono appena tornato – scrive il presidente – e la situazione è decisamente peggiore di quanto si possa comprendere, un’invasione”. “Sono stato lì diverse volte. I democratici, il piagnucolante Chuck e Nanci, non capiscono quanto sia negativo e pericoloso per il nostro intero Paese”, aggiunge riferendosi ai leader democratici di Senato e Camera, Chuck Schumer e Nancy Pelosi, che continuano a bocciare l’ipotesi di finanziare la costruzione del muro con 5,7 miliardi di dollari. “La barriera d’acciaio o il muro avrebbero dovuto essere costruiti tanto tempo fa dalle precedenti amministrazioni. Non lo hanno mai fatto, io lo farò. Senza” il muro, “il nostro Paese non può essere sicuro. Criminali, gang, trafficanti di esseri umani droga e tanti altri problemi possono entrare facilmente”, dice Trump. Tutto questo, però, ”può essere fermato immediatamente”.

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