Nelle scuole venete si torna all’antico: “In piedi quando entra il prof e dategli del Lei”

sabato 19 gennaio 14:25 - di Penelope Corrado

Ricostruire i “fondamentali” di riferimento a scuola. Almeno nelle scuole venete. Iniziano dal rivolgersi con il “Lei” ai docenti, all’alzarsi in piedi alla sua entrata, al corretto abbigliamento. Sono alcune delle proposte lanciate dall’assessore all’Istruzione della Regione del Veneto Elena Donazzan, alla luce delle notizie di casi di  violenze in classe contro i professori. Proposte che presto diventeranno una vera e propria circolare riservata a tutti gli istituti veneti.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, quanto accaduto in una scuola media di Morgano, dove un genitore ha interrotto una lezione irrompendo in classe per chiedere agli alunni la loro opinione su un voto dato al proprio figlio. «Violenze verbali e fisiche – denuncia l’assessore Donazzan – ingerenze inaccettabili come quella accaduta nel comune trevigiano, minano il rapporto pedagogico alunno-insegnante, mettendo in dubbio l’autorevolezza di chi è chiamato al ruolo di educatore delle future generazioni. Tutto questo è inaccettabile».

Donazzan: “Nelle scuole non serve una legge, ma poche indicazioni”

«Trovo corretto denunciare questi episodi all’autorità giudiziaria, come appunto ha fatto Daniela Bettini, preside dell’Istituto comprensivo di Quinto e Morgano, e come giustamente chiesto da Barbara Sardella, dirigente dell’Ufficio scolastico di Treviso – continua l’assessore della giunta Zaia – Le istituzioni scolastiche devono tutelare il loro personale, evitando intromissioni ed ingerenze da parte di genitori violenti che, con la loro condotta, di certo non rappresentano un esempio da seguire per i propri figli».

«Purtroppo, non è un fatto isolato, né l’unico problema in merito all’autorevolezza delle istituzioni educative. Avevo già denunciato questa degenerazione – ricorda Donazzan – che, meglio di me, il filosofo Ernesto Galli della Loggia aveva portato all’attenzione della pubblica opinione«. 

«Non serve una legge – conclude l’assessore – servirebbe piuttosto ricostruire i “fondamentali” di riferimento: dal rivolgersi con il “Lei” ai docenti, all’alzarsi in piedi alla sua entrata, al corretto abbigliamento, magari con il ripristino del grembiule o di una divisa scolastica segno di decoro e di appartenenza, fino ad arrivare ad una lotta unanime contro l’uso di ogni droga tra i più giovani».

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