Battisti, l’imbarazzo di Saviano: firmò l’appello a favore, ma ora tace

domenica 13 gennaio 20:25 - di Redazione
ROBERTO SAVIANO

Il più imbarazzato è Roberto Saviano, il fustigatore per antonomasia: nel febbraio del 2004 aveva firmato uno dei soliti appelli dei soliti intellettuali a gettone che chiedeva la liberazione di Battisti, all’epoca arrestato in Francia.

Saviano era in buona compagnia insieme a tanti altri sedicenti intellettuali, i soliti nomi pronti a strillare come galline sgozzate e a fare i girotondi per questa o quella causa persa.
Oggi quella compagnia ha perso la parola. Come Saviano. E preferisce non commentare l’arresto di Cesare Battisti in Bolivia.

C’è gelo e imbarazzo fra gli ex-compagni.
Nel diluvio di commenti seguiti alla cattura del terrorista dei Pac spicca il silenzio assordante degli esponenti della sinistra extraparlamentare e degli “esuli” dell’estremismo rosso che hanno chiuso i conti col passato o sono riparati da anni fuori confine e preferiscono, in queste ore, tenere un profilo basso, anzi bassissimo..

Franco Piperno, Lanfranco Pace, Adriano Sofri, Valerio Morucci, Barbara Balzerani, Paolo Persichetti.
Persino Oreste Scalzone, che è sempre pronto a dire la sua e che nei giorni della fuga dell’ex-terrorista dal Brasile lo definì “solo un vecchio fuggiasco”, tace.
Meglio farsi notare il meno possibile ora che, finalmente, un governo italiano è riuscito a riprendersi l‘ex-terrorista dei Pac per sbatterlo in galera.

Tra gli scrittori, gli intellettuali e gli esponenti della cultura firmatari dell’appello che nel febbraio del 2004 chiedeva la liberazione di Battisti, all’epoca arrestato in Francia, la musica non cambia: prevale decisamente la voglia di non commentare.

Con qualche eccezione, come Paolo Cento, oggi esponente della sinistra Italiana, che sottolinea che “la giustizia non è vendetta” o lo scrittore Christian Raimo, che sui social invita a non trasformare “la storia di un Paese in una faida di vendette incrociate”.
Nessun commento – al momento – nemmeno da Roberto Saviano che firmò quell’appello nel 2004, “per chissà quali strade del Web” disse poi, ritirando la firma e prendendo le distanze da una vicenda di cui, ammise, “non so abbastanza”.
Dal suo attico a Manhattan per ora non giunge neanche un peto.

 

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