Al centro sociale serata negazionista sulle foibe e sul caso di Giuseppina Ghersi. E c’è chi dice no

venerdì 18 gennaio 11:48 - di Redazione

Sabato 19 gennaio è in programma a Treviso, al centro sociale  Django una serata dedicata alle foibe,  con ospite il collettivo “Nicoletta Bourbaki”. Si tratta di un collettivo che spaccia per ricerca storica la propaganda negazionista sulle foibe. Tra i loro progetti più conosciuti c’è quello dedicato al caso di Giuseppina Ghersi, la tredicenne stuprata, seviziata ed uccisa da un gruppo di partigiani savonesi nel 1945.

La vicenda di Giuseppina Ghersi trasformata in “bufala”

Ebbene secondo questi sedicenti ricercatori la vicenda sarebbe una bufala e solo perché a darne testimonianza furono per primi i neofascisti dopo gli eccidi partigiani durante la guerra civile 1943-45. Secondo il consigliere comunale Davide Visentin si tratta di un oltraggio alla Giornata del Ricordo (10 febbraio) e durante la quale non mancano provocazioni di sapore appunto negazionista. «Da italiano – commenta Visentin – sono inorridito solo a pensare che serate di questo tipo possano venire organizzate e seguite. Da amministratore comunale spero che si possa fermare questa “conferenza”, che mi auguro sia solo una provocazione di cattivo gusto, nei confronti soprattutto di chi è stato vittima di quei momenti atroci. Le foibe sono una bruttissima pagina di storia del nostro Paese che va ricordata, non dimenticando le migliaia di martiri che morirono in maniera brutale con la sola colpa di essere italiani».

I censori antifascisti gridano alla censura

Anche il consigliere regionale Alberto Villanova (Lista Zaia) chiede di annullare l’appuntamento al Django e su Twitter il collettivo Nicoletta Bourbaki grida alla censura (proprio loro che stanno sempre a chiedere che le voci contrarie vengano spente o oscurate in nome dell’antifascismo) e spiega che loro scopo è solo quello di guidare “all’uso critico delle fonti” chi si interessa di foibe e crimini partigiani. Basti, a spiegare quanto il loro punto di vista sia equidistante e oggettivo – come dovrebbe essere il punto di vista di un ricercatore storico – il fatto che secondo loro nella foiba di Basovizza furono rinvenute solo dieci salme (di soldati tedeschi, sempre secondo loro) e per lo più carcasse di cavalli… Quanto a Giuseppina Ghersi, non potendone negare l’uccisione a 13 anni, il collettivo dimostra che la foto spesso associata al suo arresto sui social non si riferisce alla ragazzina ma a un’altra. Ma una foto sbagliata rende l’omicidio meno odioso? Forse per loro sì, per quelli che ancora ragionano no. Tra l’altro l’accostamento a Giuseppina Ghersi di una foto sbagliata è fenomeno recente, dovuto alle semplificazioni che purtroppo si verificano sui social, ma attaccarsi a questo pretesto per negare uno dei crimini orribili compiuti dai partigiani è un lavoro di mistificazione che in genere i veri storici non fanno…

 

Commenti

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  • Taddei Roberto 20 gennaio 2019

    Ci vogliamo convincere che le Sinistre sono da porre fuorilegge e culturalmente illegali?? Chiudere subito sedi e centri sociali rossi ! Poi i sedicenti tutti al confino.