Il prete che boicotta il presepe e la holding dell’accoglienza milionaria: ecco le cifre

sabato 8 dicembre 13:45 - di Martino Della Costa

È noto come il prete che boicotta il presepe. Si presenta come un sacerdote caritatevole e accogliente nel senso letterale del termine: capelli lunghi, sguardo sempre sorridente e nelle foto non amaca mai al suo fianco un giovane immigrato o un ragazzo di colore assistito. Abbiamo imparato a conoscerlo bene, don Favarin, il prete che chiede di boicottare il presepe in segno di rispetto evangelico per i poveri e gli stranieri emarginati: il sacerdote salito agli onori della cronaca per il suo impegno politically correct e per i richiami alla povertà di spirito come segno di purezza e amore. Ma chi è questo religioso sui generis e cosa fa per mettere in pratica i messaggi che diffonde? Se lo deve essere chiesto anche il Giornale che, in un nuovo e dettagliato servizio dedicato al don dell’accoglienza per eccellenza, sostiene che «Favarin gestisce una coop che è un piccolo impero: ha case, ristoranti, produce dolci e fattura 2,3 milioni». Certo, il condizionale è d’obbligo: ma per capirne di più occorrerà davvero analizzare il servizio del quotidiano milanese diretto da Sallusti e dedicato, citiamo testualmente, al «parroco che boicotta il presepe per rispetto dei poveri e poi fattura milioni di euro all’anno».

Il prete pro-migranti e la holding dell’accoglienza

Dunque, i messaggi che arrivano da don Favarin sembrerebbero a prima vista quanto meno contraddittori: il religioso di stanza a Padova, dove è quasi una celebrity per la gente del luogo – e non solo per i fedeli parrocchiani che ne seguono e ne condividono le gesta – da una parte, infatti, ritiene gli italiani un popolo per lo più di ipocriti che rigettano l’accoglienza verso la quale sembrano per lo più prevenuti e mal disposti e che poi, però, vanno a sbattersi il petto a messa e metteno diligentemente nel presepe statuette e sacra famiglia. «Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni, aveva scritto don Favarin su Facebook domenica scorsa – e registra e riporta fedelmente il Giornale –. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri…» ha lanciato l’appello il sacerdote da quel di Padova. Dunque, nel mirino della sua attenzione e al centro della sua predicazione evangelica, tornano i poveri: le persone da lui assistite, per lo più immigrati e richiedenti asilo sulla soglia della disperazione. E allora, scrive il quotidiano milanese diretto da Sallusti, «capiamo chi sono i poveri e chi è don Luca Favarin. Il Giornale ha indagato. Don Favarin dal 2012 non fa più il prete di parrocchia ma si occupa di accoglienza migranti. A Padova gestisce nove comunità con 140 ragazzi africani. È lui che ha fondato la cooperativa sociale Percorso Vita Onlus. Una cooperativa che vanta 12 case aperte che ospitano 140 richiedenti asilo, due ristoranti, il The Last One e Strada Facendo, ristorante etico con tanto di annunci su Facebook per le prenotazioni di Natale; un frutteto di 450 alberi a Saccolongo nel padovano, un ex-seminario con un orto biologico di 4mila metri quadri; una linea di confetture, creme e succhi di frutta, la «Dulcis in mundo», realizzata dagli ospiti; un’unità di strada per le vittime della prostituzione e il progetto di un villaggio dell’inclusione sociale, con cinque ettari di terreno in via Adige a Padova».

Il sacerdote di stanza a Padova tra Vangelo e business…

Una holding del meltingpot, a quanto appare, di cui, scrive sempre il sito de il Giornale, «da una visura effettuata, Favarin è il presidente del cda della cooperativa con ricavi da vendite e prestazioni nel 2017 di 2.317.352 euro. Nel 2016: 1.881.232 euro. L’utile netto 2017 è di 504.207 euro. La onlus inizia a seguire l’arrivo dell’ondata dei migranti nel 2014, quando arrivano i bandi di 35 euro al giorno a persona. Una bozza di un atto poi, sul sito del ministero dell’Interno, riguarda un protocollo d’intesa tra la prefettura di Padova, il comune di Baone, la Percorso Vita e rullo di tamburi la ora plurindagata Ecofficina Educational». Sembrerebbe che, vangelo a parte, la mission dell’accoglienza possa davvero tradursi, anche in questo caso padovano, davvero in un business: un business che fattura denaro in quantità, aiutando quelli che di denaro non ne hanno. Ma ne fanno girare…

Commenti

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  • 10 dicembre 2018

    Forse….anche per questo motivo una moltitudine di fedeli e cattolici stanno abbandonando le chiese ed i loro ipocriti parroci.
    Se la chiesa cattolica si prodigasse in egual misura con gli italiani in difficoltà lo scenario italiano cambierebbe…

  • gmc3000@tiscali.it 9 dicembre 2018

    E forse riceve anche altro da questi bei fustacchioni…

  • max.bialystock@libero.it 9 dicembre 2018

    Basta con le ONLUS (anche Soros le utilizza)
    trasformiamole in srl obbligatoriamente impedendogli di pagare (pochissimo) o meglio sfruttare i ragazzi che fanno “i volontari”.
    Che vergogna questo prete ma se in Vaticano non dicono nulla cosa si deve pensare…che preferiscono il Bilancio in attivo ad ogni altra cosa (anche di Teologia)?