Chiesti 7 anni per la morte di Martina: precipitò per sfuggire allo stupro (video)

giovedì 6 dicembre 14:18 - DI Paolo Lami
Martina Rossi

Sette anni di carcere per aver tentato di violentare, in gruppo, la ventenne genovese Martina Rossi morta il 3 agosto 2011 dopo essere precipitata dal balcone del sesto piano dell’hotel Santa Ana a Carrer Gavina a Palma di Maiorca nel tentativo di sfuggire agli abusi: è la richiesta che il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, al termine della sua requisitoria, ha formulato ai giudici del Tribunale di Arezzo nei confronti di Alessandro Albertoni, 25 anni e Luca Vanneschi, 26, entrambi residenti a Castiglion Fibocchi, nell’aretino, a processo per la morte della studentessa di architettura.

Due le accuse contestate ai due imputati: la prima è quella di morte come conseguenza di altro reato, la seconda è la tentata violenza di gruppo.
Nel dettaglio il procuratore capo di Arezzo ha chiesto 3 anni per la morte come conseguenza di altro reato e 4 anni per la tentata violenza di gruppo.
La tesi dell’accusa è che Martina Rossi sia precipitata dal balcone del sesto piano, tradita dal buio e dalla miopia, dopo un tentativo di violenza sessuale da parte di Albertoni e Vanneschi a cui la ragazza avrebbe cercato di sfuggire scavalcando il muretto che divide i balconcini di due diverse camere dell’hotel. perdendo la presa della ringhiera: precipitò con un urlo che in tanti dentro l’hotel Santa Ana di Cala Mayor avrebbero sentito.

La ricostruzione degli inquirenti italiani è risultata opposta alle risultanze dell’indagine in Spagna, dove il caso di Martina era stato archiviato come suicidio e, poi, riaperto dai magistrati italiani della Procura di Genova, dove vivevano i genitori, per poi passare, per competenza, ad Arezzo dove è attualmente in corso il processo dallo scorso 13 febbraio.

Inizialmente si era pensato a un suicidio. E, poi, al cosiddetto “balcooning” finito male, la folle moda degli adolescenti in vacanza alle Baleari che si gettano dai balconi dentro le piscine degli hotel. Una “sfida” che l’anno precedente alla tragedia di Martina aveva causato, alle Baleari, sei morti, la maggior parte turisti inglesi e tedeschi.

Martina si trovava alle Baleari in vacanza con due amiche e, in una discoteca, la sera precedente la tragedia, aveva conosciuti quattro ragazzi aretini, fra cui Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Il terrazzo da cui precipitò Martina era proprio quello della camera 609 di Albertoni e Vanneschi proprio sopra a quella delle tre ragazze. Le due amiche di Martina avevano deciso di restare nella loro stanza d’hotel con due dei quattro ragazzi – che saranno, poi, imputati per false dichiarazioni – mentre la studentessa d’Architettura aveva accettato l’invito degli altri due – Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi – ed era salita nella loro stanza. Poco dopo era precipitata dal balcone morendo sul colpo: l’hanno trovata alle 6 del mattino in una vasca ornamentale davanti all’Hotel Santa Ana di Cala Mayor, indossava solo slip e maglietta. Era arrivata a Palma di Maiorca solo due giorni prima.
Al momento dell’esumazione del corpo della studentessa, erano, poi, emerse una frattura alla mascella, incompatibile con la caduta, graffi alle braccia e una strana abrasione alla spalla.

A mettere nei guai i due aretini fu un video choc di una telecamera della sala di attesa della Procura di Genova dove Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi si trovavano in attesa di essere ascoltati come testimoni.
Qui il video choc.

I due, inconsapevoli di essere ripresi ed ascoltati, si accordano prima dell’interrogatorio sulla versione da dare agli inquirenti: «Digli che non hai sentito… magari che hai sentito un tonfo e poi hai visto una figura buttarsi di sotto», si sente dire.
I due verranno divisi ma continueranno a inviarsi sms anche durante l’interrogatorio.
Scrive Alessandro Albertoni a Luca Vanneschi: «Digli che nel letto eri terrorizzato. Combacia tutto, tranquillo. Diglielo che eravamo sul terrazzo. Che siamo rientrati e che ti sei addormentato, che non hai capito, ha cominciato a urlare che era impazzita…».
Poi la frase più terribile e agghiacciante: «Stai tranquillo, non parlano di violenza sessuale».
Ma, fino a quel momento, nessuno aveva accennato a un eventuale abuso.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *