Tutto esaurito a Trieste per il film su Norma Cossetto, stuprata e infoibata dai titini

Tutto esaurito a Trieste, al cinema Ambasciatori, per l’anteprima del film su Norma Cossetto Red Land-Rosso Istria, opera prima di Maximiliano Hernando Bruno. 

Dopo una lunga gestazione, l’atteso lungometraggio incentrato sul dramma del confine orientale d’Italia e il martirio della giovane istriana stuprata e infoibata dalle truppe titine nel ’43, ha avuto la sua anteprima mondiale il 6 novembre a Roma e arriverà nelle sale italiane il prossimo 15 novembre con Venice Film, anche produttrice.

La pellicola è potente e coraggiosa. Un pugno nello stomaco per negazionisti, o semplicemente ignari di una delle pagine più orribili della nostra martoriata storia nazionale. «Io credevo che avrei dimenticato, invece quello che ho visto da bambina è cresciuto giorno dopo giorno», racconta una delle attrici, Geraldine Chaplin, americana, classe ’44, commuovendo la platea della première triestina. È il suo personaggio a regalare le immagini più toccanti di Red land-Rosso Istria, un film che accende i riflettori sul dolore straziante, che cresce di scena in scena. «Il male e il bene sono ovunque», urla il Professor Ambrosini (intepretato da Franco Nero) al suo nemico, «siamo solo degli esseri umani, tutti noi». Nessuna enfasi revisionista: la ricostruzione storica resta quasi sullo sfondo perché il film si concentra sul calvario vissuto da Norma Cossetto.

L’orrore di Norma Cossetto diventa un film

Ci sono voluti 75 anni per raccontare al cinema la storia della giovane istriana, torturata, violentata e uccisa dai partigiani titini nel 1943. La protagonista è Selene Gandini, con, fra gli altri, Franco Nero, Geraldine Chaplin, Sandra Ceccarelli, Romeo Grebensek, Eleonora Bolla e Vincenzo Bocciarelli. La giovane Norma, Medaglia d’oro al Merito Civile, è una delle tante vittime degli orrori delle truppe del maresciallo Tito che causarono l’esodo di oltre 350mila italiani dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia. Un esodo “infoibato” per decenni dal regime democristiano e ignorato dai testi scolastici. «Spero il film possa colmare il vuoto emozionale con cui molte persone si relazionano al dramma delle foibe. Bisogna far ascoltare queste urla di morte e urlare insieme a loro» dice il regista.

Le accuse di razzismo, “no comment”

Non sono mancate, secondo un copione intriso di odio (per ora virtuale), le reazioni e le accuse di razzismo al regista del film.  Maximiliano Hernando Bruno è il bersaglio di processi sommari dell’idiozia negazionista, come dimostrano alcuni post sui social. «Amici di Rosso Istria, volevamo condividere con voi uno dei tanti attacchi che sta subendo il regista del film su Facebook tramite messaggi privati» ha segnalato giorni fa un ragazzo. Tra quelli più squallidi spicca questo: “Volevo dirle – scrive qualcuno – che lei si dovrebbe vergognare. Mi auguro che faccia la fine di Cristicchi (autore del musical “Magazzino 18”) che si è visto stroncare la carriera dopo aver propagandato revisionismo storico. Lei è un fascista”. Il regista, per nulla scalfito, ha replicato con un sobrio “no comment“.