Tutti festeggiano Topolino, ma per la destra il vero “camerata” è Paperino

lunedì 19 novembre 13:23 - di Annalisa Terranova

Eventi, spettacoli, mostre, gadget: per i 90 anni di Topolino festeggiamenti in grande stile. In tutto il mondo si ricorda il 18 novembre di 90 anni fa, quando Mickey Mouse fece la sua comparsa tra gli applausi del pubblico al Colony Theatre di New York nel cartoon Steamboat Willie. E Topolino aveva in effetti tutte le qualità per diventare un’icona mondiale: Disney lo volle portatore di valori come onestà, fiducia, lealtà e rispetto verso il prossimo. Le ideologie non potevano ignorare questo eroe disneyano che divenne simbolo del borghese qualunquista inviso alla sinistra amante della lotta di classe. Ne fa fede il lavoro di Alessandro Barbera Camerata Topolino, che raccoglie tutte le sciocchezze scritte sul Topolino “politico” o politicizzato, inserito suo malgrado nel campo dell’immaginario della destra.

Per la destra il camerata è Paperino

Una fatica inutile, perché semmai la destra, in particolare i giovani della destra anticonformista e antisistema, si riconoscevano in un altro personaggio disneyano, Paperino-Donald Duck, famoso quanto Topolino ma assai diverso.  Nato il 9 giugno del 1934, il papero più famoso della Disney, battezzato come Donald Duck, entrava in scena come “comparsa” del corto La gallinella saggia. Paperino uscì come rivista a fumetti nel 1938, raggiungendo da subito una fama di portata mondiale. Il pubblico fu conquistato dalle sue disavventure con la fidanzata Paperina-Daisy e i nipotini Qui Quo Qua. In Italia era Paolino Paperino, in Finlnadia Aku Ank-ka e in Arabia Batuk, ma si trattava sempre della stessa creatura immaginaria doppiata da Clarence Nash. Lo zio Paperone fu invece inventato dal brillante Carl Barks nel 1947 e si chiamava in origine Scrooge McDuck prendendo ispirazione dall’avaro protagonista del Canto di Natale di Dickens. Il vecchio papero, considerato dagli educatori del regime socialista di Allende l’archetipo del capitalismo selvaggio, fu la causa di una lettura politica dello squattrinato nipote Paperino, visto come personaggio di “sinistra” in quanto incompatibile con la logica del profitto del milionario zio.

Ma Paperino, emarginato dalla sorte avversa, andava molto a genio anche a destra. Al punto che Franco Cardini lo adottò come suo personaggio di riferimento: “Paperino, con i suoi debiti, la sua scalogna, le sue sfuriate isteriche, era il segno che nel felice mondo di Paperopoli, Usa, qualcosa andava storto e qualcosa era ingiusto. Paperino era l’America degli anni Cinquanta perseguitata dalla “caccia alle streghe”, era quella degli anni Settanta insidiata dalla guerra del Vietnam; Paperino era il borghese piccolo piccolo assediato dai creditori e dai vicini di casa, oppresso dal fisco, impaurito dalla malavita”. Topolino invece, continuava Cardini , “è evidentemente l’establishment, uno squallido delatore, vincente e noioso. In un certo senso, è la peggiore destra del paese”. Le forzature interpretative di Paperino sono state, del resto, numerose: nel 1974 un saggio di Paolo Marovelli, Elvio Paolini e Giulio Saccomano attribuivano al suo disegnatore principale, Carl Barks, intenti conflittuali e antiautoritari che avrebbero fatto del personaggio Paperino un marxista in lotta con il potere.

Il disegnatore Carl Barks decise di creare attorno a Paperino un universo narrativo distinto da quello di Topolino, collocandolo in una città diversa e appioppandogli una famiglia di personaggi, a cominciare da un certo zio ricco, Paperon de Paperoni. La scuola di fumettisti italiani ha poi continuato ad arricchire il personaggio di sfaccettature, comprimari e situazioni ricorrenti, prediligendo in alcuni casi il suo lato più sfortunato e sfaticato. Ed è in risposta a tutto questo che Paperino ha voluto dimostrare a tutti e a se stesso di essere in grado di combinare qualcosa di utile, assumendo l’identità segreta del giustiziere Paperinik, o dell’agente segreto DoubleDuck. Secondo l’albero genealogico, Paperino è figlio di Ortensia de Paperoni (sorella di Paperon de’ Paperoni) e Quackmore Duck (figlio di Nonna Papera). Ha una sorella gemella, Della Duck, madre di Qui, Quo, Qua. Tanti i cugini, tra i quali il fortunato Gastone e lo stravagante Paperoga. Una fidanzata eterna, Paperina (Daisy Duck). Nelle prime immagini create dal disegnatore Dick Lundy il papero appariva diverso, più alto. Ma nel giro di pochi anni quel personaggio secondario delle serie di cartoni denominate da Disney Silly Simphonies divenne un beniamino del pubblico, mentre resta irrisolto l’interrogativo di fondo: Paperino anti-eroe o eroe della fantasia che vince sull’utilitarismo?

La collocazione ideologica di Topolino e Paperino si comprende meglio se si sottolinea un dato culturale importante: il genio di Walt Disney è sempre apparso un po’ troppo conservatore per i gusti progressisti. Questo spiega perché in Italia la critica orientata a sinistra abbia condotto contro Disney, soprattutto nel periodo 1965-1978, un’aspra polemica culturale.

Per la sinistra Topolino era come Mussolini

Proprio nel 1965 lo psicologo Fausto Antonini rimproverò a Disney di avere creato un mondo illusorio, dove non compaiono né la lotta di classe né la sessualità. Nel 1972 Feltrinelli tradusse per i lettori italiani il virulento attacco contro Paperino di due autori cileni, Ariel Dorfman e Armand Mattelart, secondo i quali l’ideologia disneyana è una consapevole propaganda dell’american way of life e tenderebbe a perpetuare il dominio di classe della borghesia. Nel 1978, per i 50 anni di Topolino, Bernardino Zapponi su L’Espresso si lanciò in un ardito parallelo tra Mickey Mouse e Mussolini: «Mussolini e Topolino sono i due grandi rassicuratori dell’epoca: il primo, che è più mamma che papà (la sua carnosità da massaia, la burbera affettuosità, il bel sorriso sulla faccia bruna romagnola) fa dormire calmi i bambini (…); mentre Topolino-folletto, simbolo dello spirito inteso anche come umorismo, indomabile, non pieghevole, induce al sogno e all’emulazione». Solo negli Anni 80, la sinistra cominciò a rivalutare Disney, riabilitato sulla scorta di uno scritto del 1941 di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, il regista della rivoluzione comunista: «Disney è una meravigliosa ninna nanna per i sofferenti e gli sfortunati e gli oppressi».

Disney era amato dal Duce e da Pound

La cultura di destra si affanna invece a trovare affinità tra il “camerata Disney” e il suo universo simbolico di riferimento. Si sa che Walt Disney venne ricevuto a Roma negli anni 30 da Benito Mussolini, che ne ammirava l’opera al punto da far allestire a villa Torlonia una sala di proiezione dove due volte alla settimana familiari e domestici assistevano ai cortometraggi di Topolino. Il mondo disneyano ricevette inoltre giudizi lusinghieri da parte del poeta francese Robert Brasillach, fucilato perché collaborazionista, e di Ezra Pound. Ancora, veniva sottolineato favorevolmente l’elemento iniziatico che Disney sapeva trasferire dal mondo sapienziale della fiaba ai cartoon. Dibattiti forse sterili, ma che testimoniano quanto l’opera di Walt Disney fosse rivolta anche agli adulti. E indicano infine come si riesca a trasformare in ideologia ciò che in fondo era un’idea semplice, anche banale, ma con una grande carica di genialità capace di darle energia inedita. Un’idea che lo stesso Walt Disney si compiaceva di spiegare: «Quello che voglio è far divertire le persone, dar loro un momento di piacere, una risata». Un obiettivo di puro edonismo, all’apparenza, che coniugato con gli archetipi delle fiabe ha edificato un successo straordinario, intramontabile e globale.

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 21 novembre 2018

    Quante belle chiacchere, quelle di oggi, …. ma all’epoca nessuno pensava o commentava o credeva che tanto paperino che topolino potessero rappresentare o la destra o la sinistra. Roba da ridere. Nessuno invece ha pensato che questi due famosi personaggi della Walt Disney, hanno fatto la felicita’ di milioni di bambini e anche dei grandi, perche’ personalmente al bordo dei miei 80 anni, ancora mi diletto a leggerli e i miei nipoti che aspettano di venire da me per leggerli insieme.

  • Francesco Ciccarelli 20 novembre 2018

    I personaggi Disney – Topolino, Pippo, Paperino, Gastone & C. – sono universali. I loro detrattori sono maliziosi e in malafede.

  • Roccoangela60@yahoo.it 20 novembre 2018

    Ho sempre amato Paperino e zio Paperone,Topolino invece non mi ha mai entusiasmato…sapere che Disney (forse)fosse simpatizzante della destra ,lo rende ancora di più vicino al popolo che ama la giustizia, l’onestà,il dovere e l’amore di Patria.

  • bighawk.caine0@gmail.com 20 novembre 2018

    Paperino il grande, Topolino un conformista della peggior specie!

    • Giuseppe Forconi 21 novembre 2018

      Roba da piangere. Peccato.

  • avv.ballicu@katamail.com 19 novembre 2018

    c’è chi sostiene che disney simpatizzasse per hitler …

    • Giuseppe Forconi 21 novembre 2018

      No, lui simpatizzava per la felicita’ dei bambini.