Sicurezza, il governo mette la fiducia. E il M5S la mordacchia al dissenso

La notizia è che sul decreto sicurezza e immigrazione il governo porrà la questione di fiducia. Vista in controluce, significa che il M5S ha deciso di soffocare il dissenso interno emerso in questi giorni. Poche voci, certo, come quelle di Paola Nugnes, Gregorio De Falco o Elena Fattori, ma da non sottovalutare alla luce dei mugugni e dei mormorii che da qualche tempo circondano come un alone di diffidenza le uscite di Luigi Di Maio e dell’intero gruppo dirigente.

La Nugnes non ci sta: «Mi asterrò»

Con la fiducia sulla sicurezza il gioco si fa duro e si vedrà se nel MoVimento c’è qualche duro pronto a giocare. Una è sicuramente la Nugnes («fiducia inopportuna, mi asterrò»). Un altro potrebbe essere De Falco, il comandante che intimò a Schettino di tornare a bordo della carcassa semiaffondata della Concordia e da lì coordinare i soccorsi. «Se non si ritrova nella maggioranza sono certo che si dimetterà e tornerà a fare il suo lavoro», gli ha mandato a dire dai microfoni di Radio Capital il sottosegretario Stefano Buffagni. Chi non si allinea, è fuori: decisionismo in apparenza, nervosismo nella sostanza. Ma anche drammatizzazione di una difficoltà da scaricare successivamente sulla contabilità dell’alleato Salvini.

Scambio sicurezza-prescrizione

Lo scambio è questo: se il M5S segue la Lega nella sua visione securitaria pagando un prezzo interno, lo stesso poi dovrà fare la Lega quando si tratterà di votare la riforma della prescrizione. Non è un caso se dalla Cina Di Maio abbia già fatto sapere che il tema non sarà stralciato dal provvedimento anti-corruzione. O che il ministro Bonafede abbia già notificato che sono escluse ipotesi di annacquamento dell’emendamento che prevede la sospensione dei termini dopo la condanna in primo grado: «Se arriveranno – ha detto il guardasigilli – non arroteremo di un millimetro». Insomma, l’accordo giallo-verde sembra tenere anche sulla sicurezza. Non per amore, ma per reciproca convenienza. Del resto, sono proprio i matrimoni d’interessi a durare di più. E quello tra Di Maio e Salvini, almeno fino alle elezioni europee del prossimo maggio, è davvero a prova di bomba.