Sfrattata l’Associazione Fratelli Mattei. «Da Raggi gesto immondo»

Sfrattata come una bocciofila morosa. Il Comune di Roma ha messo alla porta l’Associazione Fratelli Mattei, cambiando la serratura della sede che era stata assegnata 11 anni fa dall’allora sindaco Walter Veltroni e che in questi anni è stata il luogo da cui sono partite innumerevoli iniziative per «costruire una memoria condivisa sugli anni ’70», come ricordato da Giampaolo Mattei, presidente dell’Associazione e fratello di Virgilio e Stefano, di 22 e 10 anni, che la notte del 16 aprile 1973 morirono assassinati nel rogo della loro casa al quartiere Primavalle, appiccato da tre militanti di Potere operaio. I tre – Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo – furono condannati a 18 anni per omicidio colposo, ma sono sempre rimasti impuniti grazie alle coperture politiche di cui godettero.

L’arrivo della municipale e l’apposizione dei sigilli è stato giustificato dal Campidoglio con un debito da parte dell’associazione di 200mila euro per affitti non pagati. Dunque, si tratterebbe di un atto amministrativo in qualche modo dovuto. La realtà, però, non è così lineare e racconta di precise responsabilità della stessa amministrazione: l’associazione Fratelli Mattei da subito ha chiesto che la delibera con cui, nel 2007, le fu assegnato lo spazio in via Conforti, al quartiere Marconi, venisse trasformata in un regolare contratto d’affitto, ma questo passaggio non è mai stato formalizzato dal Campidoglio. «Almeno all’inizio, non è mai stato un problema di soldi, ma piuttosto di legalità. Per anni ho cercato di ottenere una formalizzazione di quell’affitto che, però, non è mai arrivata», ha spiegato Giampaolo Mattei, dando notizia dello sfratto e aggiungendo che «ho sbagliato a fidarmi della politica».

Mattei ha quindi puntato l’indice contro i sindaci che si sono succeduti e contro il prefetto Francesco Paolo Tronca, commissario dopo Marino, che, a suo avviso, avrebbero potuto ma non hanno regolarizzato la situazione. Ma se con loro c’era stata una interlocuzione, accompagnata dalla volontà di trovare una soluzione poi sempre slittata per i tempi e i percorsi della politica (Alemanno tentò, ma il percorso fu interrotto dall’ostruzionismo dell’opposizione; Marino cadde prima di riuscire; il prefetto aveva dato la disponibilità, ma poi non se ne fece nulla), è stato con questa giunta che la situazione è precipitata. «Questa amministrazione è sempre stata sorda alle mie richieste di incontri. Ho fatto proposte, scritto lettere direttamente alla sindaca, ma non ho mai avuto risposte», ha raccontato ancora Giampaolo Mattei. È stato dunque con questa giunta che la politica ha smesso di fare la politica, ripiegandosi sul piccolo cabotaggio amministrativo e triturando in un’ossessione burocraticista e presuntamente legalitaria non solo un’esperienza associativa virtuosa, ma anche e soprattutto la memoria di quelle vittime innocenti che furono i fratelli Mattei. «Quella sede, di proprietà del Comune, l’ho sempre considerata un risarcimento alla storia dei miei fratelli», ha spiegato ancora Giampaolo Mattei, che tra l’altro nella sede ha allestito una mostra permanente sugli anni di piombo, di fatto trasformandola in un museo didattico.

I Mattei non sono stati solo vittime della violenza politica. Lo sono stati anche delle connivenze dell’establishment antifascista, della giustizia e dell’indifferenza della società italiana. Un’indifferenza ottusa e disumana che ora rivive nel gesto dell’amministrazione a guida Raggi, che non a caso ha suscitato indignazione bipartisan. All’Associazione Fratelli Mattei è arrivata la solidarietà di Fratelli d’Italia, con le parole di fuoco del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, di Forza Italia; con l’appello a ripensarci di Maurizio Gasparri; con la visita alla sede sotto sequestro da parte del governatore del Lazio e candidato alla segreteria Pd Nicola Zingaretti. «Con l’immonda azione di ieri, per me da ora Roma non ha più un sindaco. Virginia Raggi si vergogni di violentare in modo così empio una famiglia e una comunità umana devastata dall’odio degli anni ’70. Bisogna essere di una intelligenza limitata per non capire che questo modo di schiaffeggiare la sofferenza e la storia che l’ha generata è destinato a creare indignazione e risentimento», ha detto Rampelli, annunciando che «interrogherò il ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla legittimità di questo atto, giusto per lasciare agli atti della Repubblica italiana l’infamia e l’infame». È stato poi Gasparri, fra i primi ad andare alla sede sequestrata, a rivolgere un appello dal sapore del monito al Campidoglio. «È inconcepibile che il Comune di Roma abbia posto i sigilli al museo che ricorda il tragico assassinio dei fratelli Mattei», ha detto il senatore azzurro, aggiungendo che si tratta di «una situazione inaccettabile, per la quale chiediamo l’immediato intervento del sindaco e del prefetto, affinché affinché facciano chiarezza su questa vicenda».