Renzi vergogna: «Mio padre non è più indagato, ma quello di Dibba rimane un fascista»

La polemica politica non dovrebbe mai coinvolgere gli affetti più cari dei suoi protagonisti. Ma è inutile starlo ricordare a gente come Matteo Renzi, che nelle contese più becere ci sguazza sempre allegramente. L’attacco che ha rivolto ad Alessandro Di Battista se lo poteva proprio risparmiare. «Le cose cambiano: mio padre non è più indagato, il padre di Di Battista invece rimane un fascista». Così l’ex premier ha commentato la notizia del decreto di archiviazione della procura di Roma  nei confronti del padre Tiziano in relazione all’inchiesta inchiesta Consip. Renzi ci va giù pesante: «Dopo la richiesta di archiviazione mio padre ha comprato una pagina a pagamento per annunciare che lascia tutto. Sono molto colpito da questo gesto di mio padre, considerando tutto ciò che gli è stato rovesciato addosso specie dalle altre forze politiche. Ricordo le tonnellate di fango dei Cinque Stelle, a cominciare da quando il padre di Di Battista si dichiarò “fascista” e suo figlio disse: “Sono orgoglioso di mio padre, non è come il padre di Renzi, non è indagato”».

Quello che vale oggi per Renzi, valeva certo anche per Di Battista al tempo di quella (brutta) dichiarazione: mai degradare il confronto politico attaccando i familiari dei propri avversari. In questo ultimo caso,  però, non crediamo che Vittorio Di Battista se la sia presa: “fascista” , per lui (come per tanti altri), non è affatto un insulto.