Renzi ci riprova da Salsomaggiore, ma sono in quattro gatti. Pure Minniti lo snobba

«Tutto quello che contribuisce a difendere il riformismo è benvenuto». È uno dei passaggi dell’intervento di Matteo Renzi alla mini-Leopolda (che, secono un’inchiesta del Fatto quotidiano avrebbe allestito con il soldi del gruppo del Pd al Senato) di Salsomaggiore, dove ha raccolto poco più di “quattro amici al bar”.

Renzi a Salsomaggiore in quattro gatti

Non sarò un capocorrente, tiene a precisare l’ex premier: «Non farò il capo di nessuna area. Per me il partito è importante, ma è un mezzo non un fine. Non sono cresciuto con il sogno della “ditta” Quelli che sono cresciuti con sogno di una “ditta” hanno ritenuto prioritario, pur di riprendersi il partito, di perdere il Paese», dice Renzi attaccando i media che scrivoo che l’obiettivo dei renziani sarebbe quello di condizionare il nuovo segretario Pd. «Noi abbiamo ambizioni più grandi», dice. Ma a Salsomaggiore non è che il partito si sia precipitato, tra le sedie vuote si fa notare quella di Marco Minniti, presenti invece l’immancabile Maria Elena Boschi e Graziano Delrio. «Se la sinistra europea è Melenchon o se è rincorrere Corbyn, allora io non sono la sinistra europea», dice ancora Renzi, «Macron non è il nostro avversario ma il nostro principale alleato contro i populisti e i nazionalisti e lo voglio dire alle anime belle della sinistra: io tra Macron e Le Pen, non ho dubbi da che parte stare». Sul dibattito interno è durissimo, dimostrando un gran nervosismo: «Ci sono stati momenti di meschinità perché la parola gratitudine non appartiene alla politica ma abbiamo assistito a una gara a chi la sparava più grossa in termini di meschinità da parte di persone che parlavano del mio carattere, senza dire che senza il mio carattere non avrebbero avuto gli incarichi che hanno avuto».