Reddito di cittadinanza, Di Maio fa la voce grossa (per accontentare la base)

Tensione tra gli alleati di governo sul reddito di cittadinanza, con Di Maio che fa il furbo e tenta di cavalcare l’onda dello scontento che serpeggia tra i suoi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, aveva sollevato un problema di risorse, di fattibilità : il reddito «ha complicazioni attuative non indifferenti». «Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso», aveva sottolineato realisticamente Giorgetti nel libro di Bruno Vespa “Rivoluzione” in uscita il 7 novembre. Il premier Conte si è sentito in dovere a questo punto di intervenire, affermando che le risorse per il provvedimento sono disponibili e quindi il reddito di cittadinanza andrà a buon fine. «Le cifre le facciamo noi»,  ha rimarcato – «avendo contezza dei dati Istat decidendo noi la platea: le altre non contano».

I grillini alle prese con i loro guai interni si sono però  irritati  e hanno costretto il premier Conte di ritorno a Tunisi a convocare un vertice con Giorgetti per fare il punto della questione.  Luigi Di Maio sta continuando a dare la voce grossa  con  la Lega per recuperare punti sia nei sondaggi che nei confronti degli alleati di governo: «Siamo stati sempre chiari», ha detto al Corriere della Sera: «Il reddito sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo – dice Di Maio, vicolando un dubbio sulla correttezza degli alleati.  Ancora: «Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo allora è un rischio per i cittadini prima di tutto». E Repubblica infarcisce la narrazione di altri retroscena, raccontando di un vicepremier grillino “infuriato” che teme uno stop dell’alleato a uno dei provvedimenti su cui il M5S vuol basare la campagna elettorale per le Europee. Così avrebbe lanciato un ultimatum a Matteo Salvini: se la riforma viene rimandata, non esiterà a far cadere il governo», secondo Repubblica.

«Esiste un contratto. E va rispettato da entrambe le parti», prosegue Di Maio. «Ci sono persone che pensano di detenere la verità, ma noi abbiamo firmato un contratto di governo che va rispettato da entrambi i contraenti. Penso alle prese di posizione della Lega sulla prescrizione o alle norme sulla trasparenza delle fondazioni legate ai partiti. Non so quali siano i loro problemi, io posso dire che da noi il 94% dei militanti ha votato a favore del contratto sulla piattaforma Rousseau ma c’è anche un 6% che non l’ha votato e che si riflette sul gruppo parlamentare. Io spero nel buon senso dei parlamentari di entrambe le parti». Poi manda un messaggio anche a FdI, rispondendo alla domanda se accetterebbe i suoi voti sul dl Sicurezza: «Non ce n’è bisogno. L’obiettivo è portare avanti il governo con la maggioranza che c’è. Ovviamente poi in Aula chi vuole votare un provvedimento lo vota».