Reddito di cittadinanza, Di Maio fa la voce grossa (per accontentare la base)

sabato 3 novembre 10:48 - di Federica Argento

Tensione tra gli alleati di governo sul reddito di cittadinanza, con Di Maio che fa il furbo e tenta di cavalcare l’onda dello scontento che serpeggia tra i suoi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, aveva sollevato un problema di risorse, di fattibilità : il reddito «ha complicazioni attuative non indifferenti». «Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso», aveva sottolineato realisticamente Giorgetti nel libro di Bruno Vespa “Rivoluzione” in uscita il 7 novembre. Il premier Conte si è sentito in dovere a questo punto di intervenire, affermando che le risorse per il provvedimento sono disponibili e quindi il reddito di cittadinanza andrà a buon fine. «Le cifre le facciamo noi»,  ha rimarcato – «avendo contezza dei dati Istat decidendo noi la platea: le altre non contano».

I grillini alle prese con i loro guai interni si sono però  irritati  e hanno costretto il premier Conte di ritorno a Tunisi a convocare un vertice con Giorgetti per fare il punto della questione.  Luigi Di Maio sta continuando a dare la voce grossa  con  la Lega per recuperare punti sia nei sondaggi che nei confronti degli alleati di governo: «Siamo stati sempre chiari», ha detto al Corriere della Sera: «Il reddito sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo – dice Di Maio, vicolando un dubbio sulla correttezza degli alleati.  Ancora: «Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo allora è un rischio per i cittadini prima di tutto». E Repubblica infarcisce la narrazione di altri retroscena, raccontando di un vicepremier grillino “infuriato” che teme uno stop dell’alleato a uno dei provvedimenti su cui il M5S vuol basare la campagna elettorale per le Europee. Così avrebbe lanciato un ultimatum a Matteo Salvini: se la riforma viene rimandata, non esiterà a far cadere il governo», secondo Repubblica.

«Esiste un contratto. E va rispettato da entrambe le parti», prosegue Di Maio. «Ci sono persone che pensano di detenere la verità, ma noi abbiamo firmato un contratto di governo che va rispettato da entrambi i contraenti. Penso alle prese di posizione della Lega sulla prescrizione o alle norme sulla trasparenza delle fondazioni legate ai partiti. Non so quali siano i loro problemi, io posso dire che da noi il 94% dei militanti ha votato a favore del contratto sulla piattaforma Rousseau ma c’è anche un 6% che non l’ha votato e che si riflette sul gruppo parlamentare. Io spero nel buon senso dei parlamentari di entrambe le parti». Poi manda un messaggio anche a FdI, rispondendo alla domanda se accetterebbe i suoi voti sul dl Sicurezza: «Non ce n’è bisogno. L’obiettivo è portare avanti il governo con la maggioranza che c’è. Ovviamente poi in Aula chi vuole votare un provvedimento lo vota».

Commenti

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  • Pino1° 3 novembre 2018

    Io sarò un’ingenuo ma.. se ”si riflette sul gruppo parlamentare” un 6% dei militanti avverso al 94% hanno problemi di gestione grandi quanto casa! La loro.. E DiMajo ha fatto mettere il rappresentante del 6% a presidente della camera? Che si fa… anno nuovo vita nuova?

  • florio 3 novembre 2018

    Il reddito «ha complicazioni attuative non indifferenti». BALLE!!! I soldi si trovano sempre. Devo ammettere a tutto tondo, che nonostante i problemi, seri, che coinvolgono questa coalizione, comunque, ripeto comunque si stanno prodigando, perlomeno ce la stanno mettendo tutta, nel trovare delle soluzioni comuni, alle tante migliaia e migliaia di problemi insoluti, ricevuti in eredità da tutte le precedenti partitocrazie, caste, che si sono esclusivamente occupate degli interessi privati a prescindere! Mentre i governi precedenti nel loro intero mandato erano interessati perlopiù a risolvere i loro problemi di partito, alleanze, lobby, amici degli amici, questo governo, credo lo noterete tutti, si stà occupando dei nostri problemi!! E’ la prima volta che accade nella storia della Repubblica. Certo i problemi in linea generale sulle politiche da adottare nell’interesse generale da parte delle due coalizioni vengono alla luce, ma con un po di buonsenso comune i problemi si appianano, e la luce in fondo al tunnel si intravvede a piccoli passi, per il bene di tutti.
    Su questo molti di voi mi troverete d’accordo! Ora tornando all’inizio, serve dare, da parte di questo governo, fiducia alla collettività. Il reddito di cittadinanza, supportato anche in altri paesi, può contribuire, se bene architettato, progettato secondo regole ferree, con limiti ben precisi, senza eccezioni, a rilanciare l’economia di questo paese! Ci sono milioni di disoccupati nel nostro paese! Bisogna distinguere tra chi il lavoro lo ha perso e non lo trova, chi non riesce ad entrare nel mondo del lavoro, e chi aihme, forse in minima parte, non è interessato a trovare una sistemazione. Poi c’è chi nella sfortuna, in seguito di una patologia spesso anche invalidante, il lavoro lo perde, senza più alcun sostegno economico! Serve un’accurata riflessione su questi temi cosi gravi, e che questo governo eredita. COMBATTERE E TAGLIARE GLI SPRECHI PUBBLICI! E’ un mantra ossessivo che ormai una moltitudine di cittadini si ripetono all’ifinito. Togliere l’ossigeno a quegli amministratori, soprattutto locali, dirigenze varie, cui le risorse pubbliche a disposizione sono ancora in un certo senso utilizzate per scopi mirati ad accrescere il proprio consenso a volte elettorale, e quindi con finalità relegate a soddisfare un bisogno egoistico piu personale che collettivo. Spesso la Corte dei Conti e la magistratura mettono purtroppo in rilievo questi infiniti sprechi senza fine, a danno della popolazione.Quindi una ferrea e appropriata oculatezza nel gestire le risorse, non spendere più del necessario, risparmiare e risparmiare, per un utilizzo futuro delle risorse Sono regole così semplici, elementari, primordiali, ma che consentono all’economia di un paese di potersi emancipare, uscire gradualmente dal tunnel dei lacci burocratici, vincolati alla sottomissione finanziaria internazionale. Per finire, una sinergica collaborazione tra i centri per l’impiego e il fisco, sarebbe la svolta per far decollare anche il reddito di cittadinanza.

  • Angela 3 novembre 2018

    Sempre spocchiosi queste 5*,se continueranno a dare retta alla base sinistroide al loro interno rimarrano 5 gatti …altre che stelle!!!