Processo-paradosso all’ex-SS 94enne davanti al Tribunale dei Minori tedesco

martedì 6 novembre 13:50 - di Paolo Lami

Aveva meno di 21 anni all’epoca, un ragazzino che si stava affacciando alla vita e che vestiva la divisa delle SS prestando servizio, dal giugno 1942 al settembre del 1944,  nel campo di concentramento nazista di Stutthof, nell’attuale Polonia settentrionale. Oggi che ha 94 anni la Germania processa Johann Rehbogen soprannominato “Bubi” – ma in Germania il cognome viene mantenuto segreto secondo la legge tedesca sulla privacy – a settantaquattro anni di distanza dai fatti, perché in quel campo di concentramento dove l’ex-SS  prestava, 21enne, servizio come guardia, fra il 21 e il 22 giugno del 1944 sarebbero stati gasati oltre 100 prigionieri polacchi, oltre a «probabilmente» mette in dubbio la stessa Bbc, «numerose centinaia” di ebrei, uccisi tra l’agosto e il dicembre dello stesso anno.
Il paradosso è che il processo, iniziato oggi a Muenster contro Johann Rehbogen si celebra davanti al Tribunale dei minori. Perché l’ex-SS, all’epoca dei fatti, aveva meno di 21 anni.
Accusato di complicità nelle uccisioni di massa compiute nel campo di concentramento, Johann Rehbogen che vive a Borken, nei pressi del confine con l’Olanda, rischia una condanna fino a 15 anni di carcere. Una pena improbabile come, improbabile è che, qualora venisse condannato, sconti davvero la sua pena in carcere, proprio a causa della sua età avanzata. Per la stessa ragione, la sua presenza in aula è limitata a due ore per ciascuna udienza.

Johann R, trascinato in carrozzina – cappello da pesca verde in testa, una camicia bianca, pantaloni e un cappotto grigio – all’interno dell’aula processuale A23 della Corte Distrettuale di Muenster, ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle presunte atrocità commesse nel campo ma questo sembra essere un dettaglio trascurabile per l’ingranaggio mediatico-giudiziario messo in piedi e che pretende, comunque, una condanna. Rehbogen porta con sé una cartella e il bastone. I giudici gli chiedono della sua vita: «A sessantacinque anni sono andato in pensione, sono divorziato, ho tre figli».
Su Rehbogen non c’è, in effetti, alcuna prova di un crimine specifico ma gli viene contestato di essere in qualche maniera complice morale.
L’avvocato di Rehbogen ha annunciato che l’ex-SS farà una dichiarazione nel corso del processo che dovrebbe durare fino a gennaio.
Il legale sostiene che l’ex-SS non era consapevole degli omicidi, e comunque, che non vi partecipò.
Venne catturato dall’esercito Usa e, dopo la guerra, tornò alla vita civile lavorando, come architetto paesaggista, per la Regione del Nord Reno Westfalia.
Il campo di Stutthof, oggi Sztutowo, nei pressi di Danzica, venne inizialmente usato come campo di prigionia, per poi diventare un campo di concentramento nel 1942.
A partire dal 1944, nel campo, si sostiene, vennero usate le camere a gas per sterminare i prigionieri.
Si ritiene che a Stutthof morirono oltre 65mila persone, prima che il campo venisse liberato dall’Armata Rossa il 9 maggio del 1945.

Commenti

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  • Andrea 7 novembre 2018

    Mi scusi Signor Marco ma in questo articolo si parla del processo a un giovane nazionalsocialista e io ho esposto il mio pensiero sul tema trattato.Poi è chiaro che il Comunismo reale ha commesso crimini imperdonabili.Qualche giorno fa un articolo ha trattato dello sterminio silenzioso messo in atto dai comunisti sovietici ai danni del popolo ucraino decimato per fame e anche in quel caso ho detto la mia ,mi sembra in modo imparziale riguardo al tema trattato.Mi scuso se sono stato frainteso dando l’impressione di portare il paraocchi all’occhio sinistro ma Le assicuro Marco che non è affatto così.Cordiali saluti e mi scusi di nuovo.

  • marco 6 novembre 2018

    mai una parola sulle follie comuniste.i regimi comunisti hanno fatto quasi cento milioni di morti mai una,parola contro questi criminali seriali,nel mondo non ci sono solo ebrei.

  • Andrea 6 novembre 2018

    Anche i tanti bambini e giovanissimi Ebrei si stavano affacciando alla vita eppure sono morti molto prima di compiere novant’anni.Umana pietà per una persona anziana che non può alla sua età trascorrere l’ultimo tratto della vita in prigione,su questo credo che tutti siano d’accordo ma per favore non facciamolo passare da perseguitato dalla giustizia,da vittima perché le vere vittime sono le migliaia di Ebrei e di internati che in quegli anni furono soppresse dalla follia nazionalsocialista.

  • Claudia 6 novembre 2018

    Processi e condanne hanno senso se fatti a tempo debito. Questo signore ha vissuto tranquillo tutti questi anni e ora gli fanno il processo, a 94 anni, dopo una vita da uomo libero. Semplicemente assurdo