“Prima di tutto gli italiani”: Ctim, 50 anni di patria nel segno di Tremaglia (2 video)

mercoledì 14 novembre 11:59 - di Antonio Pannullo

Mezzo secolo di Comitato Tricolore per gli Italiani nel mondo. Ieri nei locali della Fondazione Alleanza nazionale a Roma è stato festeggiato questo importante  compleanno di un’organizzazione che – ben prima dell’avvento del sovranismo – aveva fatto dell’italianità la propria bandiera e la propria battaglia. Le radici del Ctim affondano nella storia del Movimento Sociale Italiano, che dopo la guerra aveva delle sezioni anche all’estero, dall’Eritrea all’Egitto, dalla Spagna all’America Latina. Sì, perché il Msi, già nel suo programma elettorale del 1948, menzionava il riconoscimento del diritto di voto per gli italiani all’estero. La prima proposta di legge in questo senso fu del missino Ferretti, nel 1955. Ma chi la porterà avanti fino alla vittoria sarà l’indimenticabile Mirko Tremaglia, che con il nuovo millennio festeggiò anche quella che è stata senza dubbio una sua vittoria personale. Fu per sua iniziativa, nel 1968, che si fondano i Comitati Tricolori per gli Italiani nel mondo, rivolto, come diceva lui, agli italiani fuori e dentro i confini. Fu un successo enorme: da ogni parte del globo giunsero adesioni, e in moltissime città estere spuntarono le sedi. Nascerà anche la prima rivista ufficiale del Ctim, il mensile Italia Tricolore. Il Comitato si dota di uno statuto deciso e determinato in difesa degli italiani e della loro cultura, lingua, patrimonio artistico, e l’organizzazione si ramifica ulteriormente: Argentina, Brasile, Canada, Stati Uniti, Germania, Uruguay, Perù, Cile e praticamente in tutta Europa, dove ci piace ricordare l’opera di Bruno Zoratto, che a Stoccarda fondò la apprezzata rivista Oltreconfine. Insieme con Mirko Tremaglia, Zoratto legò la sua vita e il suo impegno politico al Ctim. Tra le centinaia di iniziative del Ctim, ricordiamo senz’altro quella dei Treni Tricolori, del 1970, tesa a favorire il rientro in patria per poter votare del nostri connazionali residenti in Germania e Belgio. E a proposito di Belgio, ricordiamo gli annuali pellegrinaggi di Mirko Tremaglia a Marcinelle, teatro di una delle più spaventose sciagure minerarie del Novecento, in cui morirono moltissimi italiani. Tremaglia, insieme con altri parlamentari missini, ogni anno inoltre deponeva fiori sul Muro di Berino, simbolo dell’oppressione comunista. Il Ctim, pur nella sua autonomia, è stato sempre convintamente affiancato dal Msi prima e da Alleanza nazionale poi. Per la storia del Ctim rimandiamo ai libri e alla documentazione di Roberto Innocenzi, che del Ctim è stato sempre autentica memoria storica. E nel 2001 Mirko Tremaglia, ex ragazzo di Salò, fu nominato ministro per gli Italiani nel Mondo. In quello stesso anno si istituisce la Circoscrizione Estero che elegge al parlamento italiano 6 senatori e 12 deputati. Tremaglia ce l’aveva fatto, e come commentò in quella occasione: “Vince sempre chi più crede”. L’intera storia del Ctim è strata raccontata dal segretario generale del Ctim  Roberto Menia nel suo intervento, nel corso del quale ha anche illustrato le prospettive del Comitato per i prossimi anni.

Tremaglia partì volontario per la Rsi e non è più tornato…

Il presidente della Fondazione Alleanza nazionale, nella cui sala riunioni si è svolto l’evento, senatore Giuseppe Valentino, ha indirizzato un breve saluto a tutti i convenuti, leggendo poi un messaggio augurale da parte del presidente del Senato Elisabetta Casellati e un altro augurio del sottosegretario agli Esteri Riccardo Merlo. Dopo l’esecuzione dell’inno nazionale, è intervenuto il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco, con un suo ispirato e commovente intervento, ricordando i “bei tempi” del Ctim e l’impegno internazionale di Mirko Tremaglia e Bruno Zoratto, riesumando anche vecchi aneddoti ed episodi che gli sono rimasti impressi nella mente e nel cuore. Buttafuoco, come altri relatori, ha poi criticato duramente l’abbandono delle istituzioni culturali italiane da parte della politica, sottolinenando che l’Italia potrebbe vivere solo di italianità, s eon fosse per l’insipienza e l’incapacità delle passate classi politiche. E’ stato poi proiettato un suggestivo video in cui si ripercorre la storia degli italiani all’estero, un “come eravamo” veramente molto ben fatto, che ha comunicato molte più emozioni di quanto possono fare mille libri. Efficace come sempre l’intervento del vice presidente dela Senato Ignazio La Russa, il quale, dopo aver ricordato il tempo della militanza con Mirko Tremaglia, ha messo l’accento sulla riforma necessaria della legge per il voto degli italiani all’estero, e non ha risparmiato critiche ai governi dui questi anni: senza strumentalizzare, La Russa ha denunciato il fatto che si spendono un sacco di soldi per gli immgrati, regolari e clandestini, mentre nulla va per i nostri connazionali all’estero: “I governi – ha detto – se ne infischiano degli italiani emigrati, e dei loro figli e nipoti, che magari vorrebbero rientrare in Italia”. Il senatore Maurizio Gasparri da parte sua ha messo l’accento sul tasto dei ricordi eroici, del suo impegno politico e della sua amicizia personale con Mirko Tremaglia, di quando, in quei tempi non facili, Tremaglia andava a deporre i suoi fiori davanti al Muro di Berlino, che allora era una realtà, non un mito dimenticato come oggi, nel quadro del costante e rischioso impegno anticomunista del Msi. Gasparri ha ricordato anche la celebre battuta della moglie di Tremaglia, la signora Italia, che amava dire che Mirko era partito ragazzo per arruolarsi nella Repubblica Sociale italiana e da allora … non era più tornato. Perché la vita di Tremaglia, ha ricordato Gasparri, è stata una continua guerra in favore di quell’ortodossia italiana che lo ha sempre animato. Successivamente l’ex sindaco di Roma e parlamentare Gianni Alemanno ha sottolineato come Tremaglia e il Ctim abbiano saputo antivedere il sovranismo, le sfide future, il ruolo del nostro Paese, dichiarando che oggi ifnalmente si capisce fino in fondo l’importanza capitale dello spirito nazionale e dell’identità, e soprattutto del ruolo che l’Italia deve svolgere a livello globale. Ha poi parlato il segretario generale del Ctim Roberto Menia che, dopo aver raccontato, come detto, la storia del Ctim, anche con gustosi aneddoti come quello che vide Tremaglia al Cremlino schiafeggiare il dc Flaminio Piccoli perché a suo dire non si occupava abbastanza degli italiani caudti nella guerra di Russia, ha posto l’accento sulle sfide future, tra le quali, secondo Menia, ci dovrà essere certamente il favorire il rientro in patria di quegli emigrati italiani che lo desiderino, che sono crica sei milioni, non contando le seconde e le terze generazioni. Ignazio La Russa poi ha consegnato una targa del Senato al presidente del Ctim Vincenzo Arcobelli per l’opera svolta dai Comitati in oltre mezzo secolo. Il segretario dei Cgie Michele Schiavone ha raccontato poi la storia e il ruolo del Consiglio e illustrato ancora una volta l’eredità di Mirko Tremaglia e la sua battaglia per gli italiani, ricordando anche che ogni 8 agosto, immancabilmente, Tremaglia era lì, a Marcinelle, a deporre un fiore sulla tomba dei minatori italiani scomparsi nella tragedia in terra belga. L’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata ha raccontato dei tempi di Bergamo, di cui anch’egli è originario, ricordando di aver visto Tremaglia lavorare indefessamente per la sua causa, a livello locale come a livello nazionale, insieme con i suoi collaboratori Zoratto e Centofanti, e ricordando anche i suoi incontri con Tremaglia nel corso del suo impegno istituzionale. “Tremaglia non si è mai fermato – ha ricordato Terzi – e il suo lavoro è stato veramente eroico”. Anche l’ex ministro degli Esteri ha convenuto sulla triste realtà che oggi non si fa abbastanza per i nostri connazionali all’estero, ricordando anche i casi degli italiani che sono stati processati o addirittura incarcerati all’estero. ai quali dovremmo fornire maggiore assistenza e supporto. Dopo un intervento istituzionale del presidente Arcobelli, che ha illustratio le prospettive per il futuro del Ctim, ha parlato l’ex direttore di Rai International Massimo Magliaro, che per moltissimi anni è stato il capufficio stampa della segreteria di Giorgio Almirante. In quella veste ha potuto vedere da vicino l’impegno del Msi e di Tremaglia per i nostri connazionali, e partecipare alle più importanti iniziative della destra in favore dei nostri emigrati. Il Ctim e il Msi, e spesso anche il sindacato nazionale Cisnal, lavoravano di conserva per queste iniziative, favorendo anche, come si è detto, i treni tricolori per riportare i nostri emigrati dal nord Europa a votare in italia. Massimo Magliaro è un po’ la memoria storica di questi tempi davvero eroici, e persone come Almirante e Tremaglia sono stati i protagonisti disinteressati di questa stagione che precorreva l’identità e il sovanismo odierni.

 

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  • pasquino.taiocchi@gmail.com 15 novembre 2018

    Un patriota, tra quelli che ha vissuto nel ventesimo secolo. Amante dell’Italia e degli Italiani. L’ho conosciuto personalmente. Un giorno incontrandolo gli chiesi come potevo avvicinarmi al suo partito, la risposta fu pronta: “Stai dove sei, mi basta sapere che non sei contro di me”