Prescrizione, la Casellati: «I tempi del processo vanno ridotti, altrimenti…»

I rischi sono dietro l’angolo, occorre tenerne conto. Altrimenti a pagare è chi si trova in un tunnel e non trova mai la via d’uscita. «Il vero problema è ridurre i tempi del processo e non far ricadere sul cittadino le conseguenze della inefficienza dell’apparato giustizia. Comunque tutto si può riformare; basta però ricordare che la ragionevole durata del processo è un principio fondamentale richiamato sia dalla Convenzione Europea sui Diritti dell’uomo, sia dall’art. 111 della nostra Costituzione». È quanto afferma la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati in un’intervista a Il Messaggero, a proposito dell’intesa raggiunta dalla maggioranza sulla riforma della prescrizione. Poi passa a un altro tema, quello delle riforme istituzionali: «Gli ultimi due tentativi di riforma sono stati bocciati dagli elettori», afferma la Casellati. «L’attuale assetto istituzionale ha comunque dimostrato di saper garantire equilibrio e governabilità. Tutto è però migliorabile. Credo ad esempio che su una ragionevole riduzione del numero dei parlamentari, come su altre proposte, potrà esserci un’ampia condivisione e quindi un iter molto più semplice».

Dalla Casellati a Di Maio, il confronto sulla prescrizione

Sul merito della prescrizione c’è la puntualizzazione di Luigi Di Maio: «La riforma entra nel ddl anticorruzione che noi approviamo verosimilmente verso gennaio del 2019 e da quel momento parte il timer, cioè dopo un anno la prescrizione entra in vigore ma è già legge dello Stato. Non c’è qui un discorso di entrata in vigore indipendentemente dal disegno di legge di riforma del processo penale, perché come noi abbiamo detto il ministro Bonafede si mette a lavoro sulla riforma del processo penale che serve per ridurre i tempi della giustizia», sottolinea il vicepremier ai microfoni de ilfattoquotidiano.it. «Le due cose – precisa il vicepremier – sono due leggi separate: una viene approvata a gennaio 2019 con la prescrizione che entra in vigore da gennaio 2020 e un’altra, durante il 2019 l’approviamo. Non c’è bisogno di creare competizione perché noi vogliamo la riforma del processo penale, ma vogliamo anche la riforma della prescrizione».
Critica Forza Italia. «Sorprende leggere un ministro che, per difendere un testo normativo mal concepito dal collega di partito e scritto ancora peggio, possa licenziarlo come un addio a norme ad personam e a impunità. Vero l’esatto contrario», dichiara Giusi Bartolozzi, deputata azzurra. «La proposta del ministro Bonafede, è di bloccare il corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, di condanna o di assoluzione che sia. Ciò esporrà ogni cittadino italiano – anche se assolto – al rischio concreto di un processo che, nei successivi gradi di giudizio, sarà verosimilmente lento, perché verrà meno lo spauracchio della prescrizione, che notoriamente determina oggi (o dovrebbe determinare) la priorità nella fissazione delle udienze in appello e in Cassazione. E magari qualche vecchietto un giorno riceverà la comunicazione che il suo processo di fronte al Tribunale dei minorenni è terminato. Il testo è poi un incitamento alla latitanza: nel nostro ordinamento non esiste solo la prescrizione del reato ma anche la prescrizione della pena, che nella novella non è menzionata».