Presa a calci e pugni e rinchiusa a pane e acqua: i 4 giorni da incubo di una moglie soggiogata

Presa a calci e pugni, chiusa a chiave nel bagno senza finestre (per impedirle di chiedere aiuto) e ridotta solo a pane e acqua: un incubo lungo quattro giorni, anzi, diversi anni e quattro giorni. Quella riportata in queste ore dal Corriere della sera è la cronaca di ciò che avrebbe potuto degenerare nell’ultimo femminicidio. Nell’ennesimo atto di sopraffazione violenta di un uomo su una donna. Nel terrificante tentativo di un marito di esercitare sulla moglie uno strapotere malato, vincente fisicamente e psicologicamente su una vittima assoggettata a furia di calci, pugni, paura e fame; una efferatezza quotidiana che ha ingenerato nella preda dell’aguzzino di turno salito agli orrori della cronaca, terrore cronico e incapacità di reagire.

Roma, presa a calci e pugni e chiusa a chiave in bagno a pane e acqua

Tutto si consuma in un appartamento alla periferia di Roma, a Tor Bella Monaca, diventata prigione e luogo dei maltrattamenti inflitti a una 45enne, reclusa prima nella camera da letto, poi nel bagno senza finestre della casa in cui viveva con il suo aguzzino: un marito violento che, secondo quanto riportato dal quotidiano di via Solferino, l’ha privata della libertà e mortificata pesantemente nella salute oltre che nella dignità, lasciandola chiusa per quattro giorni nell’appartamento di Tor Bella Monaca: dove la vittima è stata pestata, umiliata, ridotta a pane e acqua e chiusa a chiave per interminabili quattro giornate di orrore e di soprusi e altrettanti notti in cui la donna – ridotta allo stremo delle sue forze – è stata costretta a condividere il letto con il suo aguzzino che, per fortuna, almeno le ha risparmiato la violenza sessuale.

L’odissea violenta di una donna vittima del marito orco

A scatenare la furia violenta dell’uomo in questi ultimi quattro giorni di delirio sarebbe stata la droga,  almeno a detta della vittima che, una volta riuscita a fuggire perché il marito si è distratto e si è addormentato lasciando le chiavi sul tavolo, è stata soccorsa e ricoverata per accertamenti. Quello riferito dal Corriere, però, è solo l’ultimo anello di una lunga catena di abusi incassati dalla donna, forse in parte nella vana speranza di riuscire a recuperare e a salvare il matrimonio, soprusi taciuti fino a poco fa forse – magari soprattutto z- per la paura di reazioni ancor più spropositate e violente. O magari la scelta del silenzio è riconducibile a uno stato di prostrazione e soggezione psicologica maturata nel tempo a suon di botte e di umiliazioni: come scrive il Corriere della sera, infatti, l’uomo si sarebbe accanito a lungo fino all’altro giorno sulla donna, infierendo «sul fisico della coniuge, provocandole ampi lividi e strappandole ciocche di capelli, venuti via senza sforzo per la debolezza della signora, costretta a mangiare solo qualche tozzo di pane». Un’odissea domestica che in quattro mura, per anni, ha costretto una moglie a vivere nel terrore e a tacere dei suoi devastanti effetti su corpo e psiche, e che gli ultimi quattro giorni – da domenica a giovedì scorsi – hanno solo rivelato ai più quanto vissuto sulla pelle da una donna sola in balia di un orco. L’ennesimo.