Pernigotti addio, chiude la fabbrica di Novi Ligure. Capone(Ugl): «Resti in Italia»

I mitici gianduiotti e tutta quella galassia sublime di cioccolato non saranno più prodotti in Italia. La storica fabbrica della Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria) sta per chiudere. Sono in 100 a rischiare il posto di lavoro su 200 dipendenti. Ad avvisare i sindacati dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo è stata la proprietà durante un incontro. La volontà è quella di mantenere in Italia solo la rete marketing volta a sostenere la vendita, tuttavia, dei prodotti fatti in Turchia. Nel 2013 la Pernigotti fu acquistata dal gruppo turco Toksoz. C’erano state delle avvisaglie ma mai avremmo immaginato che lo storico marchio, delizia di nostri palati, fosse a un passo dall’addio al suolo italiano. Ora si aprono diversi scenari. In mattinata è previsto un incontro con il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, mentre in fabbrica si terrà un’assemblea per decidere modi e tempi della protesta. La normativa di riferimento dei licenziamenti collettivi è contenuta nella legge numero 223 del 1991. La procedura dura 75 giorni. 

Capone, Ugl: «Stop a delocalizzazioni facili»

Un altro gioiello del “made in Italy” verrà delocalizzato. «Cento persone rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della delocalizzazione dell’azienda Pernigotti che già nel 2013 fu acquistata dal gruppo turco Toksoz. L’Italia continua a strizzare, così, l’occhiolino all’estero smembrando parte del proprio made in Italy a discapito di intere famiglie che dovranno fare i conti con i licenziamenti»: lo  ha stigmatizzato Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, in merito alla decisione della proprietà turca. «Auspico che il governo proceda con un piano adeguato di ammortizzatori sociali per i tanti dipendenti al centro di questa delicata operazione industriale. Basta con le delocalizzazioni facili che minano il tessuto imprenditoriale del Paese e creano disoccupazione. Serve un piano industriale serio che non guardi solo ai bilanci aziendali, ma preservi la dignità dei lavoratori», conclude Capone.

Pernigotti, la lunga tradizione

La lunga tradizione Pernigotti inizia nel 1860 con l’apertura a Novi Ligure di quella che presto diventerà una delle drogherie più rinomate del Piemonte. La qualità delle lavorazioni proposte porta in soli otto anni il suo fondatore, Stefano Pernigotti, a dare vita alla società Pernigotti & Figlio, aprendo la fabbrica che sarà un simbolo e un punto di riferimento per la città. A conferma del successo e del prestigio della sua offerta dolciaria, nel 1882 la società viene insignita con l’onorificenza dello Stemma Reale che la accredita ufficialmente come fornitore della Real Casa. Nel 1914, con l’inizio della Prima guerra mondiale, viene proibito l’uso dello zucchero nella preparazione di prodotti dolciari. Con intuizione e maestria, Paolo Pernigotti modifica allora la ricetta del Torrone, sostituendo lo zucchero con una quantità di miele più concentrata, ottenendo così un prodotto dal gusto e dalla consistenza unici.

1927, è l’anno del Gianduiotto

Il 1927 è un anno di svolta per l’azienda. Ha inizio infatti la produzione del grande classico della tradizione dolciaria piemontese: il Gianduiotto, che fonde cacao e pasta di nocciole e che diventa uno dei simboli più apprezzati della tradizione italiana nel cioccolato. Negli anni successivi la ricerca Pernigotti non si arresta e l’azienda cresce, cambia sede e continua a proporre prodotti che entrano nella storia e nelle case di tutti gli italiani come il Cremino, le Pepitas e il Nocciolato, per arrivare negli anni ’70 a essere una delle più importanti realtà nel settore del cioccolato. Un finalo amaro ora aspetta uno dei “gioielli” del “made in Italy”.