Nell’ex fabbrica penicellina, gambiano precipita spinto da un connazionale: è grave

Bazar della droga, rifugio di emarginati, presidio di immigrati: finora la ex fabbrica di penicellina che si staglia sulla via Tiburtina a Roma, è stata apostrofata in tanti modi che ne sottolineano – a chiare lettere – lo stato di abbandono, degrado e pericolosità che la contraddistinguono e che raccontano molto delle persone che di quel capannone industriale in disarmo hanno fatto la propria dimora d’emergenza. Ebbene, oggi – a distanza di poche ore dall’ultimo servizio televisivo mandato in onda in tv – indifferentemente dai canali Rai a La 7  – dopo il drammatico caso della morte della 16enne Desirée Mariottini, drogata e lasciata a morire in uno stabile analogo, abusivamente occupato da immigrati clandestini a San Lorenzo, poco distante dalla ex fabbrica penicellina, un nuovo fatto di sangue viene registrato dalla cronaca nella cornice di uno stabile presidiato da extracomunitari.

Gambiano vola da 7 metri nella ex fabbrica penicellina

E non a caso, il dramma – che per ora sembra scongiurare l’epilogo tragico – riguarda due immigrati gambiani che, insieme a tantissimi altri connazionali e non irregolari, occupano gli spazi della ex fabbrica di penicellina. Uno dei due clandestini, infatti, un 25enne del Gambia, sarebbe stato spinto da un connazionale precipitando nel vuoto, e sarebbe poi stato ricoverato in gravi condizioni in ospedale dopo un volo fatto da un’altezza di sette metri. Secondo una prima ricostruzione fatta anche in baso a quanto raccontato da alcuni degli immigrati che occupano il palazzo sulla Tiburtina, tra il giovane ferito e il connazionale sarebbe scoppiata una lite al culmine della quale il 25enne sarebbe precipitato nella tromba delle scale. Il giovane, che non rischia la vita, è ricoverato al policlinico Umberto I. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato San Basilio che indagano sul caso per far luce sull’ultima, inquietante vicenda che ha sullo sfondo un presidio della capitale, okkupato abusivamente.