Midterm, al voto nel clima di odio scatenato dalla sinistra contro Trump

Una serie di pacchi bomba spediti a leader democratici e alla Cnn da un estremista, il massacro in una sinagoga di Pittsburgh a opera di un pazzo antisemite: l’America si avvicina al voto di midterm martedì prossimo in una situazione di odio causato dalle violente e sistematiche aggressioni contro il legittimo presidente americano Donald Trump da parte della stampa e dei media sedicenti democratici, che – sospinti dalle lobbie finanziarie dem – non accettano il responso delle urne. Un incendio che secondo molti è stato appiccato anche dalla retorica elettorale e dall’odio dem contro il presidente Donald Trump. Quello che comunque è indubbio è che Trump ha trasformato le elezioni di midterm in un referendum su di lui. “Il mio nome non è sulla scheda. Ma in un certo senso c’è, quindi per favore andate a votare”, ha detto Trump in uno dei tanti comizi che ha tenuto, di fronte alla folla di sostenitori che ama scandire slogan tipo “Cnn sucks”, la Cnn fa schifo, in giro per il Paese. In linea con il suo carattere, Trump ha quindi deciso di giocare d’azzardo, abbandonando la cautela con cui i presidenti americani di solito tendono a tenersi a distanza dalle elezioni di midterm, che tradizionalmente tendono a punire il partito che sta alla Casa Bianca. L’obiettivo è quello di galvanizzare la base elettorale, fedelissima a Trump, per contrastare l’offensiva degli avversari che sembra possa dare dei risultati soprattutto alla Camera, dove i democratici hanno, a pochi giorni dal voto, buone possibilità di strappare ai repubblicani i 23 seggi che possono dare loro la maggioranza. A spingere quella che i democratici sperano diventi una “blue wave” è soprattutto l’opposizione e la “resistenza” antidemocratica al presidente Trump, che affronta l’appuntamento elettorale di martedì con una popolarità al 42%. La polarizzazione del voto, sia da parte democratica che da parte di Trump, appare destinata quindi a far registrare martedì un’affluenza più alta di quella, solitamente bassa, delle elezioni di medio mandato. Ed i sondaggi registrano un netto aumento dell’early vote in Stati-chiave come il Texas ed la Florida. Da parte sua Trump sembra aver deciso, dopo i toni presidenziali e composti scelti dopo la strage di Pittsburgh e durante la visita nella città della Pennsylvania, di tornare ai toni ispirati negli ultimi giorni di campagna elettorale, con un’agenda di 11 comizi in otto stati. L’argomento principe con cui cercherà in tutti i modi di mobilitare, e spingere alle urne, il suo elettorato sarà quello dell’invasione di clandestini letteralmente alle porte, da quando – una sorta di regalo elettorale per Trump da parte delle pelose organizzazioni “caritatevoli” – è partita la carovana di migliaia di illegali dai Paesi dell’America Centrale. E rientra sicuramente nella strategia elettorale la nuova crociata contro lo ius soli, la possibilità di ottenere la cittadinanza se si nasce in territorio americano che ora Trump vuole abolire. Un sondaggio realizzato da The Harris Poll insieme all’Harvard University’s Center for American Political Studies conferma che il voto di martedì sarà per o contro Trump: il 42% degli elettori lo considera come una possibilità di dare un segnale di opposizione al presidente, mentre il 37% un modo per mostrare il proprio sostegno a Trump.