Manovra, Moscovici attacca l’Italia. Il governo risponde per le rime

Faccia a faccia a Bruxelles tra il ministro Giovanni Tria e il commissario Ue Pierre Moscovici. L’ultimo, probabilmente, prima del 13 novembre, data in cui il governo italiano dovrà ripresentare, modificato, il documento programmatico di bilancio respinto dalla Commissione europea. Ad offrire l’occasione del “bilaterale”, la riunione dell’Eurogruppo (il coordinamento dei ministri dell’Economia dell’eurozona). È difficile, tuttavia, che dall’incontro emergano segnali di disgelo. Le posizioni restano distanti, con l’Europa che chiede di rivedere il deficit al 2,4 per il 2019 e con il governo che risponde picche e rivendica la sua manovra economica «espansiva».

Conte: «Moscovici fa politica, sia più cauto»

È Moscovici il primo a rompere il fronte del silenzio dopo il vertice a due: «Il mio interlocutore – sottolinea – si chiama Giovanni Tria. È il ministro delle Finanze del suo Paese e sono persuaso che egli abbia compreso che bisogna che l’Italia resti all’interno delle regole e che agisca nel quadro delle regole». Uno strattonamento, più che un auspicio, che non è piaciuto al premier Giuseppe Conte, indispettito dai toni piuttosto sbrigativi usati dal commissario Ue: «La libertà delle idee è importante – ha chiarito il presidente del Consiglio – ma mi aspetto da un commissario europeo che sia molto cauto nel fare dichiarazioni che hanno una chiara connotazione politica. Voglio parlare nelle sedi appropriate e non voglio nemmeno pensare che la Commissione si lasci condizionare da argomenti di carattere politico».

Dombrovskis a Tria: «Italia frenata dallo spread»

Ma a dare manforte a Moscovici è il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. «L’Italia – spiega – sta agendo apertamente non in linea con le regole. Ma non si tratta solo delle regole, ma anche degli sviluppi economici in Italia: vediamo che già adesso  – è la conclusione di Dombrovskis – l’Italia paga interessi molto più alti sul debito pubblico e la cosa si sta trasmettendo all’economia reale, ai prestiti alle imprese e ai consumatori e, in ultima analisi, potrebbe rallentare l’economia italiana ancora di più».