Manovra, il vertice diventa un vortice. Salvini e Di Maio separati in casa

lunedì 12 novembre 16:06 - DI Valerio Falerni

Più che un vertice, un vortice scatenato dai comunicatori di Lega e M5S. Tanto che alla fine ha dovuto metterci una pezza Rocco Casalino, il portavoce del premier, assicurando che a Palazzo Chigi «non c’è stato nessun vertice» e che tutto è riconducibile ad un banale «fraintendimento». Il fatto che Salvini e Giorgetti fossero a colloquio con Conte viene derubricato a «incontro informale e rapido». In realtà, di vertice ce n’è stato più d’uno, ma rigidamente separati: prima i leghisti, poi i pentastellati. Lo ammette persino  il ministro per i rapporti con il Parlmento, il grillino Riccardo Fraccaro: «Stamattina – racconta ai giornalisti che lo attendevano a Montecitorio – abbiamo fatto vari incontri ma non c’è stato “un ‘vertice” con tutti per definire una questione, questo è il punto. Incontri su varie questioni.

Il vertice dei vicepremier con Conte smentito dal M5S

C’era la Libia, la manovra…».  Fraccaro dovrebbe però spiegare come mai su temi di tale importanza Conte si confronti separatamente con Salvini e Di Maio quando entrambi si trovano a un piano di distanza l’uno dall’altro. E, soprattutto, come mai – a dar retta a Casalino – vertici alle viste non ce ne siano neppure nei prossimi giorni, quando altre fonti di Palazzo Chigi danno per fissata la riunione a tre per domani, al rientro di Conte da Palermo dove il premier deve aprire la conferenza internazionale sulla Libia. Va da sé che il cortocircuito nella comunicazione è la conseguenza delle difficoltà politiche all’interno della maggioranza gialloverde. Domani il governo dovrà replicare ai rilievi mossi da Bruxelles alla manovra economica.

L’Upb sulla manovra: “quota 100” costa 13 miliardi

Da Palazzo Chigi fanno sapere che la lettera è già pronta e verrà inviata domani: circostanza del tutto credibile ove mai la missiva ribadisse punto per punto le scelte fatte dal governo. Ma questo è tutto da confermare. Intanto, sembra destinata ad alimentare nuove polemiche il passaggio su la cosiddetta “quota 100” da parte dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, audito alla Camera sulla manovra. Secondo l’Upb, infatti, tale misura costerebbe 13 miliardi nel solo 2019. In più, aggiunge l’Upb, chi optasse per quota 100 subirebbe una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5 per cento in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30 per cento se l’anticipo è di oltre 4 anni.

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