Manovra, Bankitalia avverte il governo: «Lo spread è già costato 1,5 mld»

Era forse l’audizione più attesa e Bankitalia non ha deluso le aspettative di chi l’aspettava per conoscerne la posizione sulla manovra economica del governo. A parlare, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il vice direttore generale dell’istituto di Via Nazionale, Luigi Federico Signorini. E non fa sfoggio di diplomazia: «L’aumento dello spread – esordisce – si ripercuote sull’intera economia: famiglie, imprese, istituzioni finanziarie ed è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di interessi negli ultimi sei mesi». È non è certamente casuale che il periodo inquadrato coincida quasi in pieno con i mesi di attività del governo giallo-verde.

Audizione alla Camera del vicedirettore Signorini

Signorini non offre soluzioni “chiavi in mano”, ma si limita a indicare gli obiettivi ritenuti prioritari. Sullo spread, infatti, dice che «occorre abbatterlo» trovando una soluzione che «concili il rispetto sostanziale delle regole con accorte misure di sostegno all’economia». Il vicedirettore di Bankitalia fa capire ancora meglio il proprio punto di vista nel momento in sottolinea che «le riforme attuate negli ultimi anni, o meglio nei decenni, passati hanno cominciato a dare frutti».

«Lo spread si ripercuote su tutta l’economia»

La ripresa, osserva il dirigente di palazzo Koch, «ha generato più lavoro di quanto ci si sarebbe potuti aspettare: anche se il pil rimane inferiore di circa il 4 per cento rispetto al 2007, il numero degli occupati ha raggiunto un massimo storico». Un pugno in pieno volto agli esponenti del “governo del cambiamento”, cui Signorini manda il classico messaggio nella bottiglia: «Una politica di bilancio espansiva – avverte – non garantisce la crescita nel medio termine e può metterla in pericolo a lungo andare». Quanto alle previsioni per il futuro, relative soprattutto all’andamento dello spread, il vicedirettore di Via Nazionale evidenzia che l’andamento complessivo dell’economia, «rendono ambizioso il conseguimento degli obiettivi di crescita prefigurati dal governo per il prossimo anno». Dove è fin troppo chiaro che per «ambizioso» si intende irrealistico.