Isoardi l’ha fatta grossa, ma non dimentichiamo il bacio di Occhetto

Più delle liti sulla prescrizione, più dei capricci su Tap e Tav, lo scatto d’addio esibito su Instagram da Elisa Isoardi ha incrinato l’immagine del “vicepremier della ruspa”. L’aureola decisionista e virile che faticosamente Matteo Salvini si era costruito riuscendo a sfondare anche nell’immaginario della destra si è come sgretolata in un istante, nella visione umana troppo umana di un ministro nell’intimità. Neanche Silvio Berlusconi, nonostante le tante avventure priapesche raccontate, indagate e monitorate, nonostante le “cene eleganti” e le olgettine, era mai stato immortalato nel pieno del deliquio da talamo. Così la parte femminile del web non ha avuto dubbi: “E’ stata la vendetta di Elisa”. Le donne conoscono infatti anche l’arte della perfidia, che può essere esercitata con sublime astuzia. Salvini replica spiegando che la sua vita privata non interessa agli italiani e poi fa rotta sul sentimentale: “Ho amato, ho perdonato, sicuramente avrò anche commesso degli errori ma ci ho creduto fino in fondo. Peccato, qualcuno aveva altre priorità”. Chi ha mollato chi? Si riapre la partita a base di gossip.

Poi, certo, c’è l’aspetto sociologico che prevale sugli affari di coppia: questa necessità, questo bisogno ormai quasi fisiologico di condividere con il mondo il proprio privato, bello o brutto che sia. Salvini ha cominciato con i suoi fan mostrando la colazione mattutina a base di spremute d’arancia, la tachipirina per il raffreddore, la polenta contro il kebab da assaporare nei suoi tour politici ed è finito in posa da tenero amante. Come dire: se l’è cercata e ben gli sta.

Il web, i social, la rete: possiamo incolpare concetti astratti finché vogliamo ma dovremo anche fare i conti con il lato narcisistico dei leader che non resistono all’esibizione dinanzi al vasto pubblico, ostile o amico che sia.Prima c’erano i rotocalchi, oggi c’è Instagram ma la pulsione è la stessa. E a cominciare, andando indietro nel tempo, fu un leader comunista. Nel 1988 fece scalpore la foto del bacio tra Achille Occhetto e la moglie Aureliana apparsa a corredo di un servizio del Venerdì di Repubblica intitolato “I baci di Achille”. Un bacio che – oltre a lanciare la moda di Capalbio –  fece la storia della sinistra e inaugurò l’uso della sfera privata per costruire un’immagine pubblica.

“A parer mio la «svolta» del Pci – osservò tempo fa Massimo Fini – il suo diventare un partito come tutti gli altri, e non più «diverso», è segnata simbolicamente dal pubblico e spettacolare bacio di Occhetto, allora segretario del Partito, alla moglie, ai tempi della Bolognina. Con quel bacio ostentato Occhetto voleva appunto significare che il Pci era diventato un partito normale… con quel bacio moriva definitivamente non solo il vecchio Pci, con i suoi errori e orrori, ma anche la parte migliore dell’Ottocento, i valori di impegno, di moralità e di onestà che erano stati, per lungo tempo, anche quelli della borghesia”. Un bacio che ha aperto una fase che si trascina fino ad oggi, sconfinando nel guardonismo trash. In questa categoria inquadreremo l’addio di Elisa Isoardi, sempre che si tratti di un vero addio e non dell’ultima puntata di una fiction.