Il ricatto dell’Ue: «Stimiamo il deficit oltre il 3%, ma se cambiate la manovra…»

L’Italia fuori dai parametri di Maastricht entro il 2020, con la conseguente apertura di una procedura per deficit eccessivo. È lo scenario catastrofista messo nero su bianco dalla Commissione Ue nell’introduzione alle Previsioni economiche d’autunno, che di fatto recepisce le prese di posizione politiche già espresse dai commissari, primo fra tutti quello agli Affari economici, Pierre Moscovici, di fronte alla manovra economica. Lo stesso Moscovici, però, una volta rilasciato il documento ha usato toni concilianti, spiegando che anche se le stime Ue «sono diverse da quelle dell’Italia potrebbero cambiare» e che le differenze di previsione con gli Stati membri non sono «una situazione eccezionale».

«Le nostre previsioni sono basate sulle informazioni contenute nel documento programmatico di bilancio: la situazione potrebbe risultare diversa, ma dipende da che cosa ci manderanno la prossima settimana», ha detto il commissario europeo agli Affari Economici, confermando l’impressione che la Commissione stia dicendo all’Italia: questo è un avvertimento, poi basta che facciate quello che vogliamo noi e andrà tutto bene.

Nelle Previsioni economiche, firmate dal direttore generale per gli Affari Economici e Finanziari della Commissione europea Marco Buti, la Commissione rivede al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto allo scorso luglio la crescita attesa del Pil dell’Italia nel 2019, al +1,2% in termini reali, crescita che sarà sostenuta dalla ripresa delle esportazioni e dalla spesa pubblica più elevata. Nel 2018 la crescita attesa è dell’1,1%, mentre nel 2020 dovrebbe salire all’1,3%. Ma precisa che l’economia italiana resterà la tartaruga sia dell’Eurozona che dell’Ue, fatta eccezione per il 2020, quando, sempre secondo le stime dell’esecutivo comunitario, supereremo di un soffio il Regno Unito, che tuttavia per allora dovrebbe essere già fuori dall’Ue. Le prospettive di crescita dell’Italia «sono soggette ad un’elevata incertezza, con rischi al ribasso intensificati. Una crescita prolungata dei rendimenti dei titoli di Stato peggiorerebbe le condizioni di raccolta per le banche e ridurrebbero ulteriormente l’offerta di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe scoraggiare gli investimenti privati», si legge nelle Previsioni economiche della Commissione.

Dunque, Bruxelles non condivide le stime del governo italiano sulla crescita attestate all’1,5 e all’1,6% per i prossimi due anni e accredita invece l’idea che il rapporto tra deficit e Pil del nostro Paese subirà un netto deterioramento, a partire dall’anno prossimo: dopo essersi assestato al 2,4% nel 2017 a causa dei costi dei salvataggi bancari, nel 2018 dovrebbe declinare all’1,9%, mentre nel 2019 è stimato al 2,9% del Pil, a un soffio dalla soglia del 3%, poiché «la spesa pubblica aumenterà in modo significativo dopo l’introduzione di un piano di reddito minimo», e ci saranno «una flessibilità più elevata per i pensionamenti anticipati e un aumento dei fondi per gli investimenti pubblici». Indice puntato, quindi, contro le sue misure-bandiera del governo: reddito di cittadinanza e quota 100, che l’esecutivo ha “stralciato” dalla manovra, assicurando però saranno introdotti con dei provvedimenti ad hoc ad essa collegati.

Non solo, per la Commissione, se il saldo strutturale è previsto deteriorarsi al -3% del Pil (potenziale) nel 2019, nel 2020 il deficit è previsto al 3,1% del Pil, sopra la soglia del 3%. La previsione, però, viene precisato, «non considera l’aumento delle aliquote Iva già legislato come clausola di salvaguardia», dato che in passato non è stato mai attuato, poiché ha un impatto depressivo sull’economia. Il saldo strutturale è previsto al -3,5% del Pil (potenziale). Quanto all’«elevato» debito pubblico dell’Italia la Commissione prevede un andamento stabile intorno al 131% del Pil nel triennio 2018-2020. Il motivo è «il deterioramento del bilancio» pubblico, unito ai «rischi al ribasso per la crescita nominale». Il rapporto tra debito e Pil, dal 131,2% del 2017, dato acquisito, è stimato al 131,1% nel 2018, al 131% nel 2019 e al 131,1% nel 2020. Per la Commissione, «l’aumento del deficit, insieme ai tassi di interesse più elevati e a cospicui rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell’elevato rapporto tra debito e Pil dell’Italia». I prezzi al consumo, cioè l’inflazione, sono visti in aumento dell’1,3% quest’anno, dell’1,5% nel 2019, principalmente per effetto dell’aumento dei prezzi del petrolio, mentre sono previsti al +1,4% nel 2020. Il tasso di disoccupazione è previsto in calo dall’11,2% del 2017 al 10,7% quest’anno, al 10,4% nel 2019 e al 10% nel 2020.

Gli Stati membri dell’Ue, «in particolare quelli con elevati livelli di indebitamento, devono praticare politiche di bilancio prudenti per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche e per ricostituire uno spazio di manovra, dando la priorità a politiche che aumentino l’equità e le prospettive di crescita a medio termine», è quindi il monito che arriva dalla Commissione Ue e che ricalca quello arrivato nell’Eurogruppo di lunedì scorso dal presidente della Bce Mario Draghi.