“Il Lupo va alla guerra”. Le memorie dell’ex ragazzo della Decima Grazioli diventano un romanzo

mercoledì 28 novembre 12:16 - di Annalisa Terranova

Franco Grazioli è un vecchio e assiduo amico del Secolo d’Italia. Tanti i pomeriggi che ha trascorso qui da noi, con Ugo Franzolin e il nostro ex direttore responsabile Aldo Giorleo. Tutti e tre “repubblichini”. Tutti e tre legati da comuni memorie belliche. Ricordavano, scherzavano, a volte cantavano anche. Ma soprattutto commentavano la politica, pieni di passione civile come ancora erano e come è ancora Franco Grazioli. Insieme hanno scritto racconti di guerra che hanno pubblicato con la casa editrice Settimo Sigillo (il libro s’intitola “Racconti d’amore e di guerra” e raccoglie anche gli scritti di Francesco E. Accolla).

La vita di Grazioli è stata tutta un’avventura. Nato nel 1924, fin da bambino – dice –  “sentivo un senso di ribellione fortissima”. Cresciuto con la madre e col nonno calcografo, vede nel fascismo l’incarnazione del patriottismo più nobile. A fine gennaio del 1944, a vent’anni, si arruola nella Rsi e viene inquadrato nel Battaglione Lupo. “Il paese era allo sbando, vedevo le divise abbandonate per terra…”. Alla fine della guerra, con altri commilitoni, viene fatto prigioniero e trasferito al 211 Pow Camp in Algeria. Al ritorno in patria lo aspetta il destino dei vinti: emarginato e senza lavoro, decide di arruolarsi nella Legione Straniera. “Ci pensai tutta la notte, seduto su una panchina vicino al porto di Marsiglia, e poi decisi di andare, di dare sfogo al mio istinto di libertà”. Ed è di nuovo guerra: prima in Indocina, poi in Algeria. Come in una sorta di dannazione, si trova di nuovo dalla parte degli sconfitti con l’unica consapevolezza di aver salvato l’onore e di non aver rinunciato ai propri ideali.

Ora la vita di Grazioli, le sue avventure, i suoi amori, ciò in cui ha creduto è racchiuso nelle trecento pagine di in un libro appena edito da Mursia, Il Lupo va alla guerra, Memorie di un marò: dalla Decima Mas alla Legione Straniera. Un romanzo autobiograficoCi teneva moltissimo, Grazioli, a pubblicare queste note con Mursia, la stessa casa editrice che ha pubblicato la storia del Battaglione Lupo di cui Grazioli ha fatto parte. Questo libro lo ha tenacemente voluto. Lo ha scritto una prima volta e poi lo ha corretto pagina dopo pagina. Grazioli ci tiene a far leggere le sue memorie, a tramandare i suoi ricordi, anche se “ci sono tante cose che avrei voluto ancora dire e scrivere”. Nel romanzo uno sconosciuto incontrato sul treno che da Genova porta il protagonista Francesco Olivieri (che è lo stesso Franco Grazioli) a Marsiglia gli dice: “In questo momento la giustizia la scrivono i vincitori ma verrà un momento in cui ciascuno di noi farà un riassunto della propria vita”. Per Grazioli il momento è arrivato. Un’altra missione compiuta.  Il riassunto della sua vita è pieno di assalti e di sogni. Nulla da rinnegare, nulla da rimpiangere. “La furia che avevo dentro, adesso, si è acquietata un po’…”. Giusto che sia così, per chi si porta sulle spalle quasi un secolo. “E salutami i ragazzi del Secolo”, dice ancora Grazioli. Anche se ragazzi qua non ce ne sono più. Non per lui, non per Franco: “Siete sempre ragazzi per me”. E lui, per noi, è sempre un ex ragazzo della Decima.

 

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