I ribelli del M5S “processati” sul web: «Spenderete tutti i soldi in medicinali»

Insulti, offese, richieste di dimissioni. I social sono diventati un incubo per i ribelli del M5S che hanno abbandonato l’Aula al momento del voto di fiducia al dl sicurezza targato Salvini. Un gesto, questo, che ha scatenato l’ira degli elettori sia leghisti che pentastellati. in netto dissenso con la linea del Movimento di cui fanno parte. L’accusa è di “tradimento”. Cinque i “colpevoli”: i senatori Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura. Tre quelli presi particolarmente di mira dai commentatori: De Falco, Nugnes e Fattori i più colpiti e insultati da chi un tempo li aveva sostenuti. Il leitmotiv è la richiesta di dimissioni, declinata e personalizzata a seconda del senatore cui è diretta. Per De Falco è facile immaginare la quantità di rielaborazioni dell’ormai famigerato salga a bordo, cazzo rivolto al comandante Schettino: «Scenda dalla nave, cazzo», «si dimetta, cazzo», «se ne vada», «si tolga dalle palle», «iscriviti al Pd», e così via i commenti più gettonati. Al senatore non viene nemmeno risparmiato l’accostamento con l’infamia per eccellenza – «spero ti buttino fuori Giuda…30 denari ti bastano?», chiede Giuliana – o il giudizio su vicende estremamente private e personali, come quella del divorzio con l’ex moglie che diventa ora parametro per un giudizio politico: «Sicuramente sua moglie non la riteneva degno di rappresentare il popolo italiano onesto.. Ora si spiegano tante cose… Si dimetta!!», intima fra i tanti Gianluca.

«Una emerita stronza che sputa nel piatto della legalità che lei dovrebbe condividere», è invece il commento destinato da Gianfranco a Nugnes, «sei una schifosa sinistrella riciclata nel MOV5S…», quello di Vincenzo, seguito dai tantissimi che ormai non si sentono «più rappresentati» dalla senatrice pentastellata, cui intimano di trasferirsi «al gruppo Misto» o abbandonare lo scranno di Palazzo Madama. Pochi a sostenerla, tantissimi quelli che puntano il dito accusandola di non essere «in linea con la maggioranza dettata da tutti noi», di anteporre «le sue ragioni personali» che «non interessano al movimento 5S» a quello che ritenevano essere un «dovere morale», cioè votare sì alla fiducia sull’indigesto decreto di stampo leghista. Risponde alle critiche Nugnes, ma poi abbandona il campo limitandosi a qualche like ai sostenitori fra gli oltre 300 commenti.

E se i grillini social sono più clementi con i senatori Montero e La Mura -«Hai pensato solo alla carriera personale, sei il classico savonese voltafaccia…provo solo pena» diretto a lui, «complimenti per la sfiducia… allora si dimetta. O gli interessa lo stipendio», il commento per la senatrice sotto l’ultimo post – a subire l’ira degli iscritti è invece Elena Fattori. «Prima donna» per Vale, che maledice «il giorno che sei entrata al Senato», augurandole che «lo stipendio che prendi grazie al fatto che sei stata eletta dal M5S li spendi nei medicinali». «Traditrice» per tanti, l’opposizione di Fattori al dl Sicurezza le costa anche l’accusa di stare nel Movimento «solo per i soldini» guadagnati in due legislature. E poco importa che – a chi, come Lidia ad esempio, si appella alla fedeltà al contratto di governo come atto di «lealtà nei confronti dell’elettorato» chiedendone l’uscita dall’esecutivo -, la senatrice risponda che «mi dimetterò immediatamente da qualunque ruolo di governo». Agli iscritti non basta alcuna spiegazione o motivazione: i ribelli del M5S , scrivono parlando di «questi 5 primi sulla lista degli infami», «devono solo sparire», «si devono vergognare» e, soprattutto sperare che «il popolo degli onesti» non «li processerà per alto tradimento».