FdI: «Il M5S non ci tiri in ballo e non ci usi per risolvere i problemi suoi»

Fratelli d’Italia pronto a sfruttare le difficoltà tra Lega e M5S per entrare in maggioranza e al governo? Lo scenario evocato dalla dissidente pentastellata Elena Fattori in un’intervista a La Stampa, che vedrebbe Salvini regista e Di Maio “stampella”, provoca un mix di stupore e di fastidio nel partito di Giorgia Meloni. Ai piani alti del partito, ci si limita a sottolineare che «votiamo solo ciò che condividiamo» e che «non risultano segnali» volti a riaprire il capitolo chiuso quest’estate. A Fattori, insomma, «fa comodo agitare uno spauracchio…».

«Mica si entra al governo “a chiamata”», ha detto all’Adnkronos il presidente dei senatori FdI, Luca Ciriani. «Se la vedano tra loro, senza tirarci in ballo in modo chiaramente strumentale. Hanno un gap tra promesse e realtà su Tap, Tav, Muos e chi ne ha più ne metta, e non trovano di meglio che chiamare in causa noi», ha aggiunto Ciriani, sottolineando che «la nostra posizione resta la stessa: siamo all’opposizione, ma guardiamo con favore a tutto ciò che rientra nel programma di centrodestra» sottoscritto con la Lega. Anche il vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa, ha liquidato lo scenario come frutto «dello stato confusionale in cui si trova il Movimento Cinque Stelle».

M5S che a palazzo Madama, in particolare, soffre la fronda dei quattro senatori Gregorio De Falco, Matteo Mantero, Paola Nugnes e, appunto, Elena Fattori per le misure in tema migratorio contenute nel decreto sicurezza. «Sono problemi loro – ha ribadito Ciriani – e malgrado la bocciatura di diversi nostri emendamenti, o l’acquisizione senza “copyright” di altri, questo decreto contiene diversi punti del programma di centrodestra. Vedremo come evolverà la discussione in aula».

«Se c’è la fiducia e andiamo in soccorso noi cambierebbe la maggioranza e non avrebbe senso», aveva già spiegato un paio di giorni fa la stessa Giorgia Meloni, chiarendo che «noi siamo pronti a dare a mano per approvare il decreto che, nonostante i limiti, è meglio di niente». Però, aveva precisato, «se la fiducia viene posta è perché c’è un problema nella maggioranza, che deve verificare se ha i numeri o no». «Noi siamo pronti a votare il testo, ma non comprendiamo la chiusura alle opposizioni e agli emendamenti che aiutano Salvini a rendere il testo più efficace. Ma questa chiusura – è stata la conclusione della leader di FdI – è dovuta ai problemi nella maggioranza».