Dieci anni fa moriva Domenico Leccisi: “Con Mussolini prima e dopo la morte”

Domenico Leccisi, scomparso il 2 novembre di dieci anni fa, era un uomo molto caro al popolo della destra: divenne famoso per aver trafugato la salma di Benito Mussolini dal cimitero milanese del Musocco nell’intento – riuscito – di sottrarla ai vandalismi e allo scempio di coloro che anche dopo la guerra si ostinavano a insultare gli avversari politici anche dopo morti, soprattutto perché non si potevano più difendere. Insieme con due suoi camerati, Mauro Rana e Antonio Parozzi, un anno dopo l’assassinio di Mussolini, scesero nella tomba anonima ddel duce e lo portarono via su una carriola: quella fu, disse poi amaramente Leccisi, l’unico corteo funebra che ebbe mai il capo del fascismo. Dopo la guerra e il carcere duro, Leccisi divenne popolarissimo nel mondo neofascista italiano, diventando poi deputato del Movimento Sociale Italiano per due legislature, dal 1953 al 1963, battendosi sempre per l’interpretazione culturale e politica del fascismo di sinistra, avendo anche contrasti nel partito con “l’ala destra” missina. La salma del duce poi, come è noto, nel 1957 tornò al cimitero di San Cassiano dove da allora riposa.  Fu questo un grandissimo merito di Domenico Leccisi, quello per cui è più famoso, non fu l’unico suo merito. Non a caso il libro autobiografico che ci ha lasciato si intitola Con Mussolini prima e dopo piazzale Loreto. Vediamo chi fu Domenico Leccisi.

Leccisi scampò per miracolo agli assassini della Volante Rossa

Nato nel 1920, sin da giovanissimo divenne dirigente sindacale,e allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si arruolò volontario in cavalleria combattendo sui fronti francesi e jugoslavo. Ovviamente aderì subito alla Repubblica Sociale Italiana, occupandosi soprattutto di economia e lavorando sulla socializzazione. Subito dopo la guerra, già nel novembre 1945 fondò, insieme a Rana e Parozzi il Partito democratico fascista, che si rese protagonista di numerosi azioni dimostrative, come quella che li vide dare fuoco ai cartelloni pubblicitari del film Roma città aperta al cinema Odeon di Milano. o come quando occupò una tipografia milanese costringendola a stampare il foglio clandestini Lotta fascista. Tra l’altro,di questo giornale si occupava principalmente Brunilde Tanzi, giovane volontaria nel Saf, il Servizio ausiliario feminile della Rsi, poi assassinata dai partifgiani terroristi della Volante Rossa nel gennaio 1947 alla fermata del tram. La guerra era finita da un pezzo, ma non per i gappisti rossi. Leccisi in questo periodo si fece promotore di una serie di iniziative pacificatrici tra fascisti e antifascisti presso le istituzioni, ma come unico risultato ottenne di scatenare la repressione dei vincitori contro i fascisti, sfuggendo lui stesso più volte agli arresti dela polizia rossa di Romita, quella stessa polizia, formata in parte dai partigiani rossi del Nord, che a Napoli si rese protagonista della strage di via Medina, quando furono assassinati 9 giovani monarchici dalle forze dell’ordine e un centinaio rimasero feriti. Leccisi in seguito, non si sa bene come, venne a conoscenza del luogo dove erano le spoglie di Mussolini, forse lo seppe da un prigioniero tedesco, e con i suoi inseparabili amici e camerati Rana e Parozzi nella notte tra il 22 e il 23 aprile del 1946, un anno dopo la morte del duce, effettuò l’impresa che lo avrebbe consegnato ai posteri. Successivamente la salma fu nascosta in un luogo segreto a Madesimo, in montagna, per poi essere consegnata a due frati del convento di sant’Angelo di Milano. Erano padre Enrico Zucca e padre Alberto Parini, quest’ultimo fratello dell’ex podestà di Milano Piero, console della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale nonché Medaglia d’Argento al Valor militare. Gli arresti per i componenti del Partito democratico fascista proseguivano, ma Leccisi riuscì a mettere a segno un’altra delle sue azioni dimostrative, costringendo degli operai  di un cartello luminoso in piazza del Duomo a scrivere slogan fascisti. Intanto sulle tracce di Leccisi si erano messi  i terroristi della famigerata Volante Rossa, decisi ad assassinarlo. Ma, potremmo dire per fortuna, il 31 luglio 1946 il questore di Milano Agnesina riuscì ad arrestare anche Leccisi, probabilmente salvandolo da morte sicura per mano dei sicari comunisti. Il resto è storia nota: pochi mesi dopo le autorità, non si sa come, trovarono le spoglie di Mussolini e le trasferirono nel convento dei Cappuccini a Cerro Maggiore, presso Legnano, dove rimasero poi fino all’agosto el 1957, quando il governo di Adone Zoli, che tra l’altro era di Predappio, consegnò la salma del duce ai familiari. Da allora riposano al cimitero di San Cassiano, mèta ogni anni, da allora, di un pellegrinaggio costante e numeroso.

Leccisi deputato del Msi per due legislature

Tornando a Leccisi, come detto nel 1953 fu eletto deputato del Msi a Milano e poi nella terza legislatura, a Verona. Continuò coerentemente a battersi per le impostazioni del fascismo di sinistra, scrivendo anche articoli per il nostro giornale, e nel 1958 sostenne con Almirante e Togliatti la famosa operazione MIlazzo, che vide Pci e Msi uniti nel governo regionale siciliano. Successivamente fu consigliere comunale meneghino. Ritiratosi a vita privata, morì a Milano appunto dieci anni fa. Il figlio Gabriele, avvocato, prosegue l’impegno ideale del padre: difensore di molti ragazzi di destra, si è anche candidato con CasaPound alle regionali della Lombardia. Di Leccisi è rimasto, oltre al suo libro già citato, anche famoso il suo articolo su Repubblica fascista uscito il 25 aprile 1945, nel quale scrisse: “Oggi che il sipario pare stia per calare sull’ultimo atto della più grande tragedia vissuta dagli uomini, noi alziamo la fronte verso il sole della nostra terra… preparandoci a proiettare al di là delle linee di combattimento, tuttora in fiamme, il credo della nostra priorità rivoluzionaria”.

(Nella foto, pubblichiamo la prima pagina del Secolo d’Italia del 1957, Domenico Leccisi a un comizio del Msi e in fondo, la consegna delle spoglie alla famiglia: il primo a sinistra è un giovanissimo Mirko Tremaglia, componente della Guardia)