Desirée, parla un’amica: “Anche un italiano voleva stuprarla. Poi l’africano pianificò la violenza”

Desirée piangeva, era senza soldi, cercava ospitalità e voleva comprare eroina. Queste le condizioni della ragazza il giorno prima degli abusi e della morte, avvenuta il 18 ottobre . A raccontare la sua versione è Antonella, una sudafricana di venti anni che frequentava lo stabile dove la ragazzina di Cisterna è morta. Antonella le diede 10 euro per la dose e poi Desirée le disse che aveva paura di tornare a casa perché le avevano rubato il tablet. Sempre secondo la testimonianza dell’amica la ragazzina avrebbe passato la notte tra il 17 e il 18 ottobre ospite di un “ragazzo italiano che non c’entra con il giro di via Lucani”. Eppure Desirée il giorno dopo telefona ad Antonella, della quale sembra fidarsi, e le dice che il ragazzo aveva tentato di usarle violenza. Quando le due si rivedono, secondo il racconto della ragazza sudafricana, nello stabile di via dei Lucani c’era un africano, uno “che si approfitta di tutte le ragazze che vanno lì, poiché chiede costantemente prestazioni sessuali”. Quando Antonella se ne va invita Desirée ad andare via con lei ma la ragazzina rifiuta. Eppure “la situazione che si stava creando era strana, nel senso che si stavano radunando troppi uomini nella stanza dove fumavano” e continuavano ad offrire droga a Desirée. Secondo Antonella è stato l’africano a pianificare lo stupro di gruppo. Lei stessa conferma che Desirée si poteva salvare: la chiama infatti una congolese, Muriel, dicendole che Desirée “sta stirando” e chiede cosa fare. Antonella le dice di chiamare l’ambulanza ma la donna non lo fa, perché le viene offerta droga e perché ha paura. Questo il contesto di degrado e indifferenza in cui si consumano le ultime drammatiche ore di vita di Desirée Mariottini.