Corsera e D’Annunzio: giù le mani dal Vate, fu uomo di pace nell’inferno della guerra (video)

Che dopo tanti anni ci sia ancora chi getta fango su Gabriele D’Annunzio è una cosa che sciocca, anche se poi alla fine non tanto. A destra siamo abituati a vedere stravolta la verità storica. La recente quanto garbata polemica tra il pronipote di D’Annunzio Federico e il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo lascia l’amaro in bocca. Il problema è sempre lo stesso: si tende a giudicare lo ieri con i parametri culturali dell’oggi. Si tende a dimenticare che quella del 15-18 fu una guerra, chiamata addirittura la Grande Guerra, per la messe di vite umane che falciò. E D’Annunzio, certo, se non l’ispiratore, fu comunque un convinto interventista, combattente, che spronò i suoi compatrioti con la parole ma soprattutto con l’azione. Già, perché in una guerra si combatte e forse si muore anche. Se anche D’Annunzio avesse ucciso qualcuno, e certo non lo ha fatto, sarebbe assolto, perché in guerra questo capita. Ma come: la sua impresa bellica più famosa fu quel volo su Vienna in cui, rischiando davvero in prima persona la vita, lanciò migliaia di volantini – in due diverse versioni, per giunta – sulla capitale austriaca, in un messaggio di pace e di amicizia che nulla aveva della violenza guerresca. D’Annunzio, ben lungi dall’essre il vate della guerra, fu quello dell’italianità, dell’unità di un popolo, della pace. Ma, a differenza di chi scrive solamente, espose la sua vita in prima persona per i suoi ideali, proprio come le centinaia di migliaia di ragazzi che volontariamente si immolarono per fare di questo Paese una nazione unita. Soprattutto quando, dopo Caporetto, i politicanti e soprattutto i “giornalastri”, come giustamente li definì il colonnello Dohuet, sputarono su quei giovani che li difendevano con la vita, quei fanti allora rimasero davvero soli: strinsero i denti, sopportarono tutto, ma non si arresero. Da soli, completamente da soli, avanzarono e vinsero la nostra vera e unica guerra di indipendenza e liberazione. Entrare in quel conflitto fu un dovere morale, altroché. È facile dire, con l’ottica uno po’ piagnucolosa di oggi. che ha causato lutti e rovine, l’alternativa sarebbe stata la cancellazione di quel poco di italianità che ancora esisteva e una esistenza da schiavi forse per sempre. Bene hanno fatto a entrare in guerra, i nostri soldati hanno dato un esempio a tutto il mondo. Quanto alle menzogne circolate nell’ultimo secolo sul fatto che gli italiani erano contrari a questa guerra, basti ricordare le manifestazioni spontanee  (il fascismo liberticida ancora non c’era…) di popolo che accompagnarono il viaggio da Aquileia a Roma del convoglio funebre del Milite Ignoto, e le centinaia di migliaia di persone che attendevano la salma del soldato sonosciuto all’Altare della Patria. Quella guerra, la Grande Guerra, fu voluta, combattuta e vinta dal popolo italiano nella sua unità e anche da D’Annunzio. Il pronipote del Vate ha consigliato a Cazzullo alcuni libri da leggere; noi gli consigliamo solo di ascoltare un concept album, che si chiama proprio D’Annunzio, del cantautore italiano identitario Skoll, del quale proponiamo in questo stesso articolo il video ufficiale. Infine, quanto poi al Castello di Duino, ricordiamolo solo per la Dama bainca, morta tragicamente e trasformata in roccia davanti alla baia, dove ancora oggi la possiamo ammirare.