Capriotti, fascista mai pentito: “Il mio dovere non mi parve mai dubbio…”

Lunga e avventurosa è stata la vita di Fiorenzo Capriotti, nato nel 1911 e morto nel 2009, l’altro ieri. Testimone di quasi un secolo di storia patria, Capriotti quella patria l’ha servita fedelmente e coraggiosamente, ed è vergognoso che le sue gesta e quelli di altri eroi italiani non vengano insegnate a scuola, poiché questi soldati ci sono invidiati da tutto il mondo. A soli 18 anni si arruolò in Marina, inseguendo quel sogno che sin da bambino l’aveva attratto, quel mare di San Benedetto del Tronto dove era andato ad abitare da piccolissimo. Terzo su ben 250 allievi, grazie alla sua dedizione e al carattere determinato, nel 1929 Capriotti diventa capo corso. Dopo diversi imbarchi, si trova sull’incrociatore Quarto, di stanza in Cina dove rimane quattro anni, acquisendo esperienza preziosa. Nel 1936 partecipa alla campagna d’Etiopia per poi andare nella guerra di Spagna. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale venne assegnato alla Decima Flottiglia Mas in quanto esperto degli Mtm, i motoscafi da turismo modificati. Capriotti,come dichiarò negli anni successivi, viveva per il mare, per l’azione, seguendo il suo temperamento e il suo spirito d’avventura: “Questo era il mio sogno, e il mio dovere non mi parve mai dubbio…”. La sua prima destinazione fu il gruppo speciale della Prima Flottiglia Mas della Spezia, che utilizzava i famosi barchini d’assalto. Erano dei motoscafini velocissimi (superavano i 33 nodi), piatti, con 300 chili di esplosivo a prua, lunghi 5 metri, per guidare i quali c’era bisogno di un addestramento particolarissimo: “Una lunga, entusiasmante, indimenticabile avventura”, disse Capriotti in seguito.

Capriotti in azione alla piazzaforte di Malta

Successivamente entrò nel gruppo dei barchini esplosivi della Decima Flottiglia Mas e nel luglio 1941 partecipa all’operazione contro la piazzaforte di Malta, la più temeraria impresa mai tentata dalla Marina italiana. All’inizio Capriotti era stato escluso perché riutenuto indispensabile come istruttore ma poi riuscì a convincere il suo comandante Moccagatta a farlo partecipare all’impresa. Partirono dal porto di Augusta sulla nave Diana che arrivò a 20 miglia da Malta e in seguito il comandante Moccagatta guidò sui “maiali” gli ardimentosi giovani fino a 5 miglia dalla Valletta. Putroppo, come è noto, l’azione andò male per una serie di sfortunati eventi, tra cui il fatto che gli inglesi avevano intercettato parte della comunicazioni, ma il pugno di uomini di comportarono da eroi, suscitando l’ammirazione dello stesso Winston Churchill. Come è ben descritto nella motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare che Fiorenzo Capriotti conseguì in quell’azione: “Volontario nei Mezzi d’Assalto della Marina, partecipava al tentativo di forzamento di una delle più munite e meglio difese basi navali avversarie. Scoperto, in fase di attacco, e fatto segno ad intensissima reazione da terra, dal mare e dall’aria riusciva ad allontanarsi e ad occultarsi, attendendo l’alba per attaccare ad ogni costo. Con le prime luci, tentava l’avvicinamento a lentissimo moto, fingendosi ferito, per riuscire nel suo intento. Constatata l’impossibilità di forzare il blocco nemico, lanciava il suo strumento contro altro mezzo, alla deriva, per impedire che cadesse in mani avversarie, mentre le batterie lo inquadravano in nutrito fuoco di sbarramento. Incurante del tiro nemico, riusciva a salvare da morte sicura l’operatore dell’altro mezzo, ferito. Esempio di coraggio tenacia e spirito di sacrificio cui anche l’avversario ha cavallerescamente reso omaggio”. Acque di Malta, 26 luglio 1941)”. Quella notte Capriotti fu catturato dagli inglesi. Rimase prigioniero degli alleati cinque anni. Dapprima tra Inghilterra e Scozia, in seguito nel Missouri e poi alle Hawaii, visto che non collaborava con lo statunitense O.S.S. (Office of Strategic Services). Alla fine della guerra, fu recluso in Italia, vicino Terni, nel famigerato R707 “Recalcitrant”, campo detentivo per i fascisti più duri.

Capriotti esportò in Israele i suoi mezzi d’assalto

Quando poi tornò in Italia, era ormai il marzo del 1946, scoprì che in Italia non era rimasto nemmeno un fascista, e che l’unico fascista rimasto era proprio lui… Come dichiarò in seguito, questo era un paradosso: “Non sono mai stato un fascista in senso proprio, non ho mai combattuto una guerra politica, mi sono arruolato solo per amor di Patria, quella Patria che tanto mi ha dato e che ho sempre amato…”. La delusione era tanta, e certo l’Italia del dopoguerra non era quella che Capriotti aveva sognato. E a questo punto inzia quella che potremmo definir ela seconda vita di Capriotti. Dopo una breve rafferma in Marina, venne contattato dal capo del Mossad israeliano, che aveva bisogno di formare un gruppo di incursori in Israele. Capriotti, viste le sue competenze e anche il fatto che non era ancora stanco di avventura, accettò e addestrò a Jaffa un reparto speciale di mezzi d’assalto israeliani. Pare che per portare in Israele i famosi barchini, stante la proibizione delle Nazioni Unite per lo Stato ebraico di armarsi, Capriotti facesse passare i maiali per imbarcazioni sportive. Tra laltro, in quel periodo furono affondate dalle unità di incursori israeliani la nave ammiraglia della marina egiziana Amir Faruk e un dragamine. La sua avventura israeliana è raccontata da Capriotti nel suo libro Diario di un fascista alla corte di Gerusalemme 1948-2002, uscito nel 2002. Per un certo periodo fu anche dirigente del Movimento Sociale Italiano. Morì nella sua San benedetto del Tronto il 10 novembre 2009. Ci ha lasciato diverse pubblicazioni, tra cui La mia Decima: da Malta alle Hawaii le avventure di un Ardito del mare, sempre del 2002.

Pubblichiamo il video della prima parte dell’intervista a Fiorenzo Capriotti a cura dell’Associazione Betasom