Berlusconi lancia Forza Italia “aperta”, i giovani eleggono il leader del futuro

«A Torino c’è stata una manifestazione spontanea dell’altra Italia, quella delle persone serie, che al governo non chiedono assistenzialismo ma investimenti nelle infrastrutture, per far crescere le imprese e il lavoro, per creare occupazione, per radicare l’Italia in Europa». Con una nota Silvio Berlusconi torna a rilanciare l’Altra Italia in occasione della manifestazione sulla Tav nel capoluogo piemontese. Anche ieri, durante l’incontro a palazzo Grazioli con Lorenzo Cesa dell’Udc, il Cav ha insistito su questo concetto. Ormai è diventato un chiodo fisso. Forza Italia così com’è non va bene, va “allargata”, deve essere sempre più aperta alla società civile e a quella parte dell’elettorato moderato rimasto deluso dal centrodestra, fuggito verso altri lidi (M5S e Lega) o semplicemente schifato dalla politica e quindi consapevolmente astensionista. L’Altra Italia appunto. Ovvero, qualcosa di diverso ma non di sostitutivo di Fi, che va subito riorganizzata, ampliando il ventaglio dell’offerta agli elettori. Tra gli azzurri stanchi di inseguire Salvini c’è chi si chiede: «Silvio sarà forse tentato di presentare alle europee liste civiche e magari una chiamata ‘Altra Italia’, che affianchi Fi, con volti nuovi e pochissimi politici?». Non si sa. L’unica cosa certa, raccontano, è che, per ora, l’idea dell’ex premier, d’intesa con il ‘vice’ Antonio Tajani, è quella di ampliare il perimetro dell’area liberal-cristiana del popolarismo europeo e costruire un nuovo contenitore politico. Un ”grande soggetto per l’Europa popolare e liberale”, alternativo all’avanzante blocco sovranista-populista. Niente partito unico, dunque. Sì a una sorta di polo aggregatore, fondato su idee liberali, liberiste, garantiste. Dal carattere moderato, inteso come antidoto ai populismi urlati che sembrano aver preso il sopravvento. Dal chiaro profilo europeista.

Da tre giorni a Roma per una serie di incontri, Berlusconi vuole rafforzare Fi (il cui brand non è in discussione), ormai sotto attacco della Lega, e provare a smarcarsi da Matteo Salvini per poi poter trattare con lui in caso di rottura della maggioranza tra Carroccio e M5S e ritornare a palazzo Chigi. Le europee saranno la cartina di tornasole. Il presidente azzurro sa che ora il suo movimento viaggia sul 6-7% e l’opa di via Bellerio nei fatti si è già consumata. Per uscire dalla morsa salviniana, ragionano a palazzo Grazioli, bisogna rafforzarsi soprattutto sul territorio, attraverso un rapporto diretto con la gente e rivendicando con forza la propria identità. Non bastano i social networks e le dirette Fb, bisogna tornare in piazza. Ma occorre, anche, organizzarsi e pensare di presentarsi alle elezioni del maggio 2019 con liste forte, zeppe di società civile ed esponenti di quell’altra Italia, appunto, tanto citata in queste ore. Una mossa per allargare e diversificare l’offerta politica agli elettori, stanchi delle ”follie ideologiche” grilline e che non si riconoscono nelle ruspe salviniane. L’idea è quella di un congresso all’americana. Con tanto di palloncini colorati. In stile presidenziali Usa, per intenderci.

Intanto, domani mattina, a partire dalle 9.30, all’hotel Parco dei Principi di Roma, si terrà il Congresso nazionale dei giovani di Forza Italia, che dovrà eleggere il successore del leader uscente, Annagrazia Calabria. Le ultime assise risalgono a 20 anni fa. In prima fila ci sarà Silvio Berlusconi, che ha preferito restare nella Capitale per non mancare a un appuntamento considerato importante per il rilancio del partito. In ogni occasione, infatti, il Cav va ripetendo che la sua creatura politica fondata nel ’94 va rinnovata, con facce nuove, dando maggior spazio proprio a energie fresche. E ripeterà il concetto anche domani, lanciando la stagione congressuale. Si va verso un candidato unitario per il ‘dopo-Calabria’: il favorito resta Stefano Cavedagna, coordinatore dei giovani dell’Emilia-Romagna, sostenuto da tutti i big forzisti, a cominciare da Antonio Tajani, numero due del partito. Ma per arrivare a un solo nome non è stato così facile, perchè in questi giorni, raccontano, c’è stato un vero e proprio braccio di ferro interno, con l’ala sudista che fa capo ad Armando Cesaro, decisa a puntare su Luigi De Rose. Solo l’intervento decisivo di Berlusconi ha evitato strappi e nuove tensioni. ”Sarà un congresso vero”, ”un’importante momento di ascolto e confronto per i ragazzi che parteciperanno numerosi da tutta Italia per dare nuovo slancio al nostro movimento”, assicura Calabria, che non vuol sentir parlare di divisioni interne e rievoca lo spirito del ’94, come ai vecchi tempi.