1943: uccidendo il fascista Ghisellini i partigiani scatenarono la guerra civile

giovedì 15 novembre 18:08 - DI Antonio Pannullo

L’omicidio del pluridecorato fascista Igino Ghisellini, federale di Ferrara, nel novembre del 1943, è particolarmente significativo, perché segnò uno spartiacque che condusse direttamente alla guerra civile. Mentre infatti da una parte i fascisti moderati avrebbero voluto evitare il conflitto con i partigiani, dall’altra il comando partigiano e il Pci non volevano assolutamente la pace, come dimostrarono in più occasioni, e condussero una serie di attentati terroristi – non di azioni di guerra – contro esponenti fascisti, per esasperare i fascisti e causarne la reazione. I comunisti in questo modo speravano che la popolazione si sollevasse contro tedeschi e fascisti, cosa che non avvenne mai. Se non fossero arrivati i loro alleati americani, probabilmente ancora si starebbe combattendo. In questa logica rientra anche l’attentato terrorista di via Rasella. Il primo a cadere fu proprio Ghisellini, cui seguirono Aldo Resega, federale di Milano, Eugenio Facchini, federale di Bologna, e Arturo Capanni, federale di Forlì; tutti uomini di pace, tutti fascisti, tutti assassinati in azione criminali e terroriste dai partigiani rossi. Per questo i partigiani presero a colpire obiettivi fascisti, meglio se indifesi come Ghisellini, allo scopo di provocare la “rivoluzione” comunista che invece non ci fu mai. Gli omicidi politici da parte dei partigiani, come è noto, proseguirono anche a guerra ampiamente conclusa, finché lo stesso Togliatti non fu costretto a intervenire facendo cessare il bagno di sangue. Tornando a Ghisellini, era nato in provincia di Ferrara nel 1895, quindi era alla soglia dei 50 anni, e nel 1915 si arruolò volontario nella grande Guerra, dove servì come ufficiale degli Arditi. Ferito più volte, tornò sempre al fronte, l’ultima volta abbandonando di nascosto l’ospedale dove era in convalescenza. Nel 1921, insieme con i fratelli, di iscrisse al Partito nazionale fascista e partecipò alla Marcia su Roma. Successivamente conseguì ben tre lauree, una in Veterinaria, una in Chimica e l’altra in Farmacia. Divenne consigliere comunale a Cento, esercitando intanto la professione di veterinario. Nel 1936 partì volontario per la guerra d’Etiopia e successivamente per la guerra di Spagna. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Ghisellini, con il grado di seniore della Milizia Volontaria Sicurezza nazionale, fu inviato sul fronte croato, dove combatté al fianco degli ustascia in missioni di controguerriglia. Nel 1943 tornò in Italia, dove aderì alla Repubblica Sociale italiana venendo nominato da Alessandro Pavolini federale di Ferrara.

Ghisellini fu assassinato a tradimento e gettato in un fosso

Ghisellini girava da solo, con una auto 1100, con la quale percorreva tutti i giorni la strada da Ferrara a Casumaro. E fu qui che in un vigliacco agguato fu assassinato dai partigiani dei Gap con sei colpi di pistola la sera del 13 novembre 1943. Aveva dato un passaggio a tre uomini in divisa fascista, uno dei quali, seduto dietro, gli aveva sparato alla nuca. Il suo corpo fu abbandonato in un fosso a Castello d’Argile. Il giorno successivo la notizia, dopo il ritrovamento del corpo, giunse a Verona, al Congresso del Partito fascista repubblicano, dove lo stesso Ghisellini sarebbe dovuto andare. L’assassinio era una chiara provocazione a freddo dei partigiani, che intendevano scatenare un conflitto sanguinoso. Un commosso Pavolini annunciò la notizia ai congressisti, giurando vendetta. E così fu: una spedizione partì per Ferrara: furono arrestate 74 antifascisti ferraresi e 11 di essi furono poi fucilati il 15 novembre. Iniziava la guerra civile, così come sperato dai comunisti. L’omicidio era stato compiuto dai cosiddetti Gruppi di azione patriottica, successivamente rivendicato dalla stessa Unità il 15 dicembre e confermato definitivamente nel 1983 da Spero Ghedini, ex partigiano ed ex sindaco di Ferrara, che disse proprio che il motivo dell’omicidio fu l’azione pacificatrice di Ghisellini nella provincia, da lui però definita “subdola”. Ghedini negò anche ogni pista conducente a faide fasciste, tesi che alcuni comunisti avevano diffuso. Metodo utilizzato dalle sinistre anche dopo la guerra: il caso più eclatante è quello della strage di Primavalle, attribuita imediatamente da giornali di regime e partiti di sinistra a una faida fascista, menzogna poi smascherata dagli stessi esecutori materiali del rogo, comunisti doc. E’ chiarissima dunque la responsabilità materiale e morale dell’omicidio di Ghisellini e del bagno di sangue che ne seguì. Ghisellini, uomo di pace, per il suo servizio nell’esercito italiano, si è fregiato di ben tre medaglie d’argento al valor militare, tre di bronzo, oltre a moltissime altre onorificenze italiane ed estere, tra cui la Cruz de la guerra spagnola. A Ghisellini, subito dopo l’omicidio, fu intitolata la XXIV Brigata Nera di Ferrara e, nel 2008, il comune di Cento gli ha dedicato una via.

Commenti

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  • ancatel@libero.it 18 novembre 2018

    Ho letto il commento di Maurizio Angelini: è indegno

  • angelmau1812@gmail.com 17 novembre 2018

    La guerra civile contro gli italiani la hanno scatenata i repubblichini: o con i camerati tedeschi o, a scelta, in Germania o al muro. Per fortuna la guerra civile la hanno vinta i partigani e la guerra degli eserciti le potenze alleate.

  • Rodolfo Ballardini 16 novembre 2018

    Se non ci fosse stato il pci al soldo di mosca che voleva trasformare l’italia in una repubblica popolare, non ci sarebbe stata la guerra civile. La caccia al fascista fu una decisione voluta, ragionata e strategicamente approvata per scatenare la rappresaglia da cui la guerra civile nella quale i coministi come la storia insegna ci sguazzano a loro piacimento. Malga Porzus, eliminazione della brigata Osoppo anti comunista, l’attentato di via Rasella….se date una scorsa alle vittime della terribile rappresaglia tedesca, non troverete alcun esponente comunista. Lo stesso Trombadori fu improvvisamente trasferito da Regina Cieli all’ospedale e scampò. Con via Rasella scomparvero i della resistenza anti fascista. Un caso?

    • sergio la terza 17 novembre 2018

      Con l’attentato di via Rasella abbiamo avuto le fosse Ardeatine,Tedeschi cattivi partigiani bravi ma vigliacchi hanno fatto morire tanti innocenti..

    • Millocuorenero@haoo.it 18 novembre 2018

      Il primo caduto fu un ex volontario della guerra di Spagna. SI chiamava Pansera. Era mutilato ad una gamba e con Il suo ciclo e caffettino faceva i mercati del Cuneese,Moiola ,Gaiola..fu ucciso e lasciato in un fosso. Fu il primo Martire. Così inizio il massacro nel Cuneese e in Italia. ONORE a lui.. I partigia non hanno vinto nulla. Vinsero gli alleati. Loro servirono solo a provocare rappresaglie. Uccidevano alle spalle e poi scappavano.Vili oggi la bufala della resistenza è finita.

  • roma1970.g@libero.it 15 novembre 2018

    Onore a Ghisellini fascista e uomo di pace che cercò la concordia nella temperie della guerra ma trovò la morte per mano di chi coltivava l’odio e invitava all’omicidio.

  • fabpittan@hotmail.com 15 novembre 2018

    …i fascisti sono stati sempre troppo buoni e tolleranti….gli altri … ?….mai…..,specie il fecciume rosso…percio’… 0 a 1 ..!

    • Pistara007@gmail.com 15 novembre 2018

      Rosso perché anno sete di sangue nn altro che assassini!