Young Signorino, il rapper “figlio del Diavolo”, s’è pentito: «La droga fa male!»

Il “figlio del Diavolo”, il cantante della “dolce droga”, il simbolo del rapper tatuato e trasgressivo, a quanto pare s’è pentito e ha scoperto l’acqua calda: la droga fa male, perfino a uno come lui che non aspira a una vita da medioman con i mocassini al piede e il barboncino al guinzaglio. In un’intervista verità, rilasciata – a quanto pare – non sotto effetto di sostanze stupefacenti, Young Signorino, al Fatto Quotidiano, denuncia lo stato di assedio in cui ha vissuto gli ultimi anni della sua vita: «Ero una marionetta in mano ad altre persone. Adesso la gente avranno capito che sono anch’io una persona vera». Il rapper, che ha anche un nome vero, Sabri Jemel, replica alle accuse del suo ex manager e difende la moglie, Jessica, dalle accuse di essere una donna avida, interessata al suo denaro: «Ho conosciuto Jessica quest’estate, durante il tour, e mi sono subito innamorato. È stata lei ad accorgersi della situazione in cui mi ero infilato. Mi rendevano scemo con gli stupefacenti perché sapevano che era il mio punto debole: non è vero che mi hanno aiutato a uscirne, tutt’altro. Jessica mi ha aiutato davvero, piano piano. Così ho iniziato ad allontanarmi dal team e a fare le cose da solo. Ora non ho alcun management, solo un’agenzia che mi segue per il tour, ma meglio così: guadagno molto di più, anche perché non devo più dividere niente con nessuno».

Young Signorino conferma tutti i suoi presunti deliri, dal coma on cui sarebbe piombato per 4 mesi, alla sua natura “diabolica”: «Non mi sono inventato un bel niente: ho i referti, e magari un giorno li pubblicherò. Nel 2016 sono entrato in coma e ho fatto quattro mesi di psichiatria. Appena finito quel percorso sono arrivato a Milano, ma la situazione che mi circondava non mi piaceva e allora sono tornato a Cesena. Lì ho avuto ancora problemi con le sostanze stupefacenti e allora ho cominciato un percorso di sei mesi al Sert, il servizio per le tossicodipendenze, che ho interrotto per tornare a fare musica a Milano, inseguendo il mio sogno». Ora, però, avrebbe smesso, al punto da lanciare messaggi ai giovani: «Non vedo più nessuna sostanza stupefacente da mesi e consiglio agli altri di non usarla. Anche se nei miei testi se ne parla, non vuol dire che io stia esortando le persone a usarla. In realtà in tutte le mie canzoni c’è un sottotesto, volevo dire alle persone di starne attenti. Ho capito sulla mia pelle che è meglio stare alla larga dalla droga». E il Diavolo? «Io ci credo veramente tanto in quello, è una mia credenza».