Verona, passa la mozione pro life. Per la sinistra è ritorno al Medioevo

Verona, città guidata dal centrodestra, approva una mozione che dichiara che il Comune è “a favore della vita”. E lo fa anche con i voti dei consiglieri comunali del Pd, tra cui quello della capogruppo Carla Padovani. Un voto che rimbalza immediatamente sui media e sui siti online scatenando accese polemiche. Le femministe vi vedono un attentato al diritto di abortire, la sinistra vi legge un arretramento di stampo medievale nella città di cui è stato vicesindaco il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, che non fa mistero delle sue posizioni pro life.

In pratica si scatena una bagarre. Il consiglio comunale nella notte di giovedì 4 ottobre con 21 voti a favore e sei contrari ha detto sì a una mozione della Lega – primo firmatario il consigliere Alberto Zelger – sottoscritta dal sindaco Federico Sboarina, che oltre a  dichiarare Verona “città a favore della vita” sostiene le associazioni cattoliche che mettono in campo iniziative dio aiuto alla maternità e promuove il progetto regionale “Culla Segreta”, che prevede la diffusione dei manifesti all’interno dei consultori per segnalare la possibilità di partorire in modo sicuro e anonimo negli ospedali. Non passa invece la proposta per la sepoltura automatica dei feti abortiti.

Le attiviste femministe della rete “Non una di meno” si erano presentate nell’aula consiliare vestite da ancelle, con abiti rossi lunghi e un cappello bianco in testa come nella serie Tv “Handmaid’s Tale”, ispirata al romanzo “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, in cui le donne sono schiave relegate al ruolo di fabbricatrici di figli. Le femministe in maschera sono però state allontanate dall’aula.