Tu chiamala come vuoi, ma non è quota 100: per molti la pensione resta lontana

Chiamatela come volete, ma non chiamatela quota 100. O, per meglio dire, potete anche chiamarla così, ma solo in riferimento a chi ha compiuto 62 anni di età e ne ha accumulati  38  di contributi. Per chi però ha 63, 64, 65 e 66 anni si tratta in realtà, rispettivamente, di quota 101, 102, 103 e 104. Il tanto decantato “smantellamento” della Legge Fornero lascia tanti lavoratori ultrasessantenni con l’amaro in bocca. Il requisito dei 38 anni di contributi, inserito nella manovra del governo giallo-verde,  comporta il fatto che molti italiani dovranno sgobbare ancora anni prima di conquistare l’agognata pensione. Per tutti costoro, l’incubo della Fornero non si è dissolto.

Per poter parlare di quota 100, si sarebbe dovuto inserire una diversa combinazione tra età anagrafica ed età contributiva: 63 e 37, 64 e 36, 65 e 35. Ma cosi non è stato. I tecnici della Lega hanno dovuto lavorare  entro i paletti delle compatibilità finanziaria nonché scendere a compromessi con i loro colleghi del M5S, a loro volta impegnati a trovare le risorse per il reddito di cittadinanza. Però si poteva almeno rimanere entro i paletti fissati, secondo le indiscrezioni di stampa, all’inizio del dibattito politico sulla manovra: quota 100 con i requisiti minimi di 64 anni di età e 36 di contributi. In questo caso ci sarebbe stata, se non altro, una maggiore equità nell’accesso alla pensione anticipata. Ma la Lega ha voluto evidentemente favorire i lavoratori del Nord, area del Paese dove l’accesso al lavoro è da sempre anticipato rispetto al Centrosud, zone dove invece le opportunità di impiego sono minori e dove comunque si scontano periodi più lunghi di precariato e di lavoro in nero. Ne consegue che gli anni di contribuzione, per i lavoratori  del Nord intorno ai 60 anni, sono mediamente superiori a quelli di altre zone d’Italia.

Certo, questa misura varata dal governo sulle pensioni è sempre meglio, come si suol dire, di un calcio agli stinchi e non c’è dubbio che attenui i rigori della Fornero. Ma non è nemmeno quella rivoluzione proclamata dai salviniani.

Sarebbe ingeneroso affermare che la montagna ha partorito il topolino. Ma non ha partorito nemmeno un elefante. Al di là di una grossa nutria non andiamo.