Tav, ora vanno in piazza le imprese. E minacciano una “marcia dei 100mila” (video)

Minacciano una nuova “marcia dei quarantamila”, ma avvertono: «Se continua così, sarà dei centomila». La questione Tav esplode nelle mani dei Cinquestelle a Torino, per poi rimbalzare su Roma, in un modo che mai prima. In piazza, davanti a Palazzo di Città, stavolta non ci sono solo i No Tav. Stavolta a farsi sentire ci sono anche le associazioni d’impresa del territorio, nove in tutto (Api, Unione Industriale, Amma, Ascom, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Collegio Costruttori, Confapi), e i sindacati Cisl e Fim. Ci sono anche alcune delegazioni politiche, tra le quali quella di Forza Italia. In aula è fissata la discussione dell’Odg che chiede lo stop dell’opera fino alla fine dell’analisi costi-benefici. Di fatto una pietra tombale sull’avanzamento dei lavori e, soprattutto, sul suo indotto.

È la prima volta che i sostenitori dell’opera fanno sentire la propria voce con questa modalità: in piazza, con accenti di durezza tali da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine in assetto antisommossa. I due schieramenti si sfidano e si fronteggiano, mentre il problema politico da Torino plana direttamente su Roma. «Nel Contratto di governo abbiamo messo nero su bianco le nostre intenzioni rispetto alla Tav Torino-Lione e non c’è ragione di procedere diversamente», ha avvertito il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera Francesco D’Uva, sottolineando che «nel rispetto degli accordi con la Francia, l’opera si ridiscute integralmente e intanto è in via di completamento, come previsto per tutte le grandi opere, l’analisi costi-benefici che, ricordiamo, il ministro Toninelli ha affidato a un pool di esperti indipendenti e qualificati». La stessa posizione, insomma, ribadita dal partito torinese, dove i rappresentanti delle associazioni d’impresa sono stati ricevuti dalla capogruppo pentastellata Valentina Sganga per sentirsi dire che «non c’è ragione di rinviare la discussione dell’Odg». Un clima di «chiusura totale», hanno riferito i rappresentanti delle associazioni, sottolineando che «di fronte a barriere ideologiche è difficile argomentare» e lamentando l’assenza del sindaco Chiara Appendino.

Per il M5s, insomma, resta confermato che l’opera non s’ha da fare. Di contro, però, la Lega ribadisce di considerarla strategica. Una posizione nota, che ora trova puntello anche nelle proteste così clamorose delle categorie produttive. «Credo che la Tav si debba realizzare. È la mia posizione e quella della Lega. Si tratta di un’opera strategica, importante per il Nord-Ovest e per tutta l’Italia», ha detto il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari, parlando di «un’opera fondamentale». «Rispettiamo però gli impegni presi nel contratto di governo con i Cinque Stelle, che ci chiedono una riflessione su costi e modalità di realizzazione. Nel contratto si dice che su quest’opera attendiamo l’analisi costi-benefici: poi potremo rivalutare come realizzarla, se modificare i tempi, ma il fatto che vada conclusa – ha chiosato – non dovrebbe neppure essere messo in discussione».

Video