Tap, i vescovi si schierano contro M5S: promesse tradite, giuste le proteste

Ora ci si mettono anche i vescovi a soffiare sul fuoco delle proteste sulla Tap contro i parlamentari M5S: la Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, lancia una stilettata contro il movimento di Grillo. Le proteste contro i grillini? Sono giustificate per le promesse elettorali tradite.
E’ un affondo senza precedenti quello dell’assemblea permanente dei vescovi italiani visto che la Cei è un organismo che assume particolare rilievo proprio nei rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica.

E’ monsignor Filippo Santoro arcivescovo di Taranto e responsabile lavoro per la Cei, a margine della presentazione a palazzo Pio in Vaticano degli atti sulla Settimana Sociale dei cattolici italiani, a prendere posizione contro i Cinque Stelle: «è comprensibile questa rivolta contro i deputati locali M5s, che avevano promesso il no alla Tap, come anche la chiusura dell’Ilva: promesse che hanno rappresentato il cavallo vincente in campagna elettorale ma che ora non vengono rispettate, creando un grosso disagio presso la popolazione».

L’esponente della Cei sostiene che «con la nota del capo del governo Conte, ha vinto l’economia su tutto il resto, ma i problemi sociali restano aperti e su essi dobbiamo restare intransigenti. Le soluzioni su Ilva e Tap metteranno in moto l’economia, ma le ricadute sociali vanno monitorate».
Monsignor Santoro ricorda che «sia sull’Ilva che sulla Tap, l’attuale governo ha portato a termine ciò che era stato preparato dal governo precedente. Dopo le dure contestazioni in campagna elettorale, ora ci troviamo di fronte all’approvazione sostanziale di quei progetti, pur con alcune varianti migliorative».

«Il risarcimento» se non si dovesse fare la Tap, ha spiegato ancora oggi in un incontro a Marcianise, il vicepremier Luigi Di Maio, targato Cinque stelle, nonché e ministro dello sviluppo e del lavoro, «è anche più alto di 20 miliardi».

«Noi ci siamo battuti contro quest’opera. Se fossimo andati al governo nel 2013 – ha spiegato Di Maio – quest’opera non si sarebbe fatta, ci siamo arrivati nel 2018 dopo che il Pd e i governi precedenti hanno fatto accordi internazionali e firmato accordi con il Tap e questo genera una serie di miliardi di euro da sborsare che oggi lo Stato italiano non si può permettere».

«Quando abbiamo fatto il contratto di governo – ha ricordato il ministro dello Sviluppo economico – abbiamo detto che il Tap sarebbe rientrato in uno studio costi-benefici. Abbiamo considerato che avremmo dovuto sborsare più di 20 miliardi che sono più di reddito cittadinanza e quota 100 messi insieme. Ed è logico che ai cittadini abbiamo dovuto dire la verità. Ci siamo battuti contro questa opera. Se fossimo andati al governo nel 2013 non si sarebbe fatta».

«Dire la verità ai cittadini – sostiene Di Maio – non significa aver cambiato idea rispetto alla campagna elettorale. Significa arrivare ai ministeri, studiare le carte, studiare gli accordi e fare tutte le proiezioni di rischio per le casse dello Stato. Quelli di prima hanno blindato questa opera che resta non strategica e che si poteva evitare».