Su Genova è necessario fare presto, la città non merita questo stallo

Riceviamo da Gianni Papello e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

A due mesi e mezzo dal crollo del ponte Morandi la situazione è ancora ferma al palo. A fronte di un evento eccezionale e drammatico ci sono voluti quasi due mesi per partorire un decreto (insufficiente nei mezzi amministrativi e nelle risorse economiche) e un commissario: il sindaco di Genova (scelta intelligente e rispettosa del territorio). Se questi sono i tempi dell’emergenza figuriamoci cosa succederà nel futuro prossimo quando si affronteranno le grandi difficoltà tecniche e amministrative. Abbiamo assistito a un gran parlare e ad una gara a mettersi in mostra, ma a pochi atti fattivi e concreti.

Un pizzico di pudore forse è mancato a Renzo Piano nel presentare intempestivamente una “idea progetto”. Ansia di fare un favore alla sua città sicuramente, ma probabilmente anche ansia di visibilità. “Piano è un grande architetto, messaggero del genio italiano in tutto il mondo, ritengo però che ognuno debba fare il suo mestiere” (cit). E Piano non progetta Ponti. La sua “idea” lascia molti dubbi. Il numero eccessivo di pile nell’alveo del Polcevera – che così verrebbe ostruito in fase di piena – e un enorme impatto ambientale. Una selva di piloni di costo esorbitante e ridondanti staticamente, un chiaro esempio di soluzione frettolosamente partorita da professionisti non specialisti di ponti.

Oggi non ci sono più margini per rinviare una concreta operatività e il tempo di esecuzione deve costituire il faro del progetto di ricostruzione. Al parlamento diciamo chiaro e forte che i poteri del commissario non sono sufficientemente chiari, specie per quanto concerne la facoltà di deroga alle norme in materia di selezione dei progettisti e di facoltà di affidare progettazione esecutiva ed esecuzione ad un unico soggetto.

Giusto e comprensibile che la società concessionaria (ASPI)  sia tenuta esclusa dall’appalto di ricostruzione del ponte, stante la sua posizione di possibile – mi permetto di dire “probabile”- imputata per il crollo, ma perché non fare continuare al ASPI la rimozione delle macerie e la mesa in sicurezza del sito in modo da guadagnare mesi preziosi nell’inizio dei lavori?

Per quanto concerne il ponte a mio modesto avviso esistono due sole possibilità:

O si bandisce subito un concorso internazionale di idee per la progettazione della tipologia di ponte e aggiudicandola  si procede alla selezioni di un soggetto idoneo a progettare esecutivamente e a costruire;

OPPURE:

Si procede a realizzare un nuovo ponte Morandi strallato e a grande luce in tutto simile a quello preesistente ma realizzato con i materiali oggi a disposizione e quindi in grado di garantire sicurezza e durata adeguate.

Sto lanciando un sasso nello stagno e molti lettori e addetti ai lavori strabuzzerete gli occhi per l’impudenza dell’idea, ma a volte serve il coraggio di fare scelte  apparentemente impensabili, anche se sono sotto i nostri occhi. E riflettendo a mente fredda questa soluzione da me proposta comporterebbe dei tempi molto più rapidi e  una procedura più lineare rispetto a qualunque altra.

In qualunque differente procedura sarebbe infatti necessario effettuare due selezioni: una per la scelta della tipologia di ponte e una seconda per la scelta mentre se si scegliesse di ricostruire il ponte Morandi basterebbe un’unica procedura per selezionare il soggetto che presenti la proposta di progettazione e costruzione.

Inoltre una soluzione diversa, qualunque essa sia, richiederebbe l’acquisizione di una serie di pareri ambientali e idrogeologici, costituzionalmente non superabili con il decreto di emergenza, e quindi comporterebbe ulteriori ritardi in termini di tempo di avvio dei lavori.

Detto questo e lanciato il mio sasso nello stagno in merito alla soluzione possibile, non posso che ribadire e sottolineare come la principale  esigenza sia quella di completare gli strumenti e i mezzi finanziari dati al sindaco Bucci per avere la più ampia autonomia decisionale e procedurale  facendo così in modo che lo stesso possa procedere in tempi brevissimi all’avvio concreto delle operazioni preliminari alla realizzazione del ponte.

Qualunque sia la strada tecnica e amministrativa prescelta dal commissario Bucci e dal Ministro Toninelli è indispensabile che  questa venga imboccata subito. Genova non merita di iniziare il nuovo anno senza che la ricostruzione non sia stata nemmeno avviata. Se è vero, citando Guido Piovene che “ Un buon genovese non deve mai mostrarsi commosso”, non vorremo che i genovesi fossero costretti a mostrarsi inviperiti per tanta inerzia del Governo Centrale.