Strage di Bologna: la Corte ha deciso di non ascoltare il terrorista Carlos

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

La breve udienza di oggi del processo a carico di Gilberto Cavallini è iniziata con un “siparietto” ironico e, in parte, fors’anche sgradevole. Com’era ampiamente prevedibile, Roberto Fiore non si è presentato a testimoniare, data l’impossibilità del fratello Stefano, il suo legale di fiducia, di assisterlo in aula a causa di un precedente impegno già fissato in altra sede giudiziaria. Un motivo, questo, che ha spinto teste e legale a chiedere d’essere ascoltati il prossimo giorno 31, come del resto la Corte d’Assise ha accettato di fare, se non che questa decisione di accogliere la richiesta di rinvio è stata accompagnata da espressioni ironiche sulla natura dell’impegno di Stefano Fiore che hanno suscitato l’ilarità degli astanti, ma che potevano benissimo essere risparmiate. Ciò detto, l’udienza non è del tutto “saltata” a causa della forzata assenza del leader di Forza nuova, poiché il presidente Michele Leoni, oltre alle battute di spirito, ha dato lettura di un’ordinanza importante, con la quale, di fatto, esce di scena definitivamente dal processo Ilich Ramirez Sanchez e l’ipotesi di scandagliare la così detta “pista palestinese”. La Corte – letta la memoria difensiva redatta dai difensori di Cavallini – ha ritenuto di non accogliere la proposta di audizione, argomentando in quattro pagine questa scelta processuale. In sintesi, Carlos viene ritenuto, sulla scorta delle sue passate dichiarazioni sulla Strage di Bologna, “reticente” in modo “che non depone assolutamente per la sua affidabilità”. Poi, nel documento a firma Leoni, si evidenzia come le teorie esposte dal terrorista detenuto in Francia, sarebbero palesemente frutto di “convinzione” che, ai sensi dell’articolo 194 comma 3 del Ccp, “rende inammissibile qualsiasi sua deposizione”. Insomma, Carlos non è ritenuto un personaggio in grado di offrire reali contributi all’accertamento dei fatti accaduti il 2 agosto 1980, dato che “il suo livello di conoscenza dei fatti inerenti alla strage [è] quello di un comune lettore di giornali”. Infine, la Corte sottolinea altri due aspetti, di questo filone investigativo. “Per quanto poi concerne il c.d. “lodo Moro” – si legge ancora nell’ordinanza -, trattandosi di un dato non rinviabile ad alcun documento in qualche modo formalizzato, tutti i riferimenti ad esso si risolvono in mere “voci correnti”, che non possono essere oggetto di testimonianza, ai sensi dell’art. 194 c. 3 ccp”. Mentre sulla presenza anche di Marta Frolich a Bologna, nel giorno della strage in cui si attestò quella di Thomas Kram, si sottolinea come il teste che sostenne d’averla vista, Rodolfo Bulgini, “è stato riconosciuto invalido civile totale e permanente in quanto affetto da malattia psichiatrica”. Dunque, pagina chiusa. Anche se qualche considerazione, queste parole, la ispirano inevitabilmente. Per esempio, al di là che il “lodo Moro” non sia un vero e proprio “trattato tra Stati” è sempre stata consapevolezza di tutti, essendo un patto stretto tra un paese aderente alla Nato e organizzazioni terroristiche ostili all’Alleanza atlantica. Sulla sua concretezza, però, non esistono solo “voci correnti”, ma precisi riferimenti, ripetuti in questa stessa aula dal generale Mario Mori per esempio, che si possono rintracciare a partire dalle stesse lettere che Aldo Moro scrisse dal covo-carcere delle Brigate rosse in cui era ristretto nei giorni della primavera del ’78. Ed è un accordo sulla cui esistenza nessuno, tranne che nel distretto giudiziario di Bologna, nutre più alcun dubbio in Italia. Ma tant’è… Se, poi, è cosa positiva non introdurre nel dibattimento a carico di Cavallini testi la cui precedente condotta “non depone assolutamente per l’affidabilità”, si potrebbe restare perplessi al fresco ricordo della deposizione di Gianluigi Napoli, sulla cui affidabilità i magistrati veneti spesero parole non certamente lusinghiere. E non è solo il suo caso, se si pensa che, per quel che riguarda il filone introdotto sul delitto di Piersanti Mattarella, ricorrono nomi come quello di Giuseppe Pellegriti o Angelo Izzo che, con la parola “affidabilità” hanno un rapporto di insanabile conflittualità. Per di più, ratificato con condanne per calunnia. Izzo, per altro, anche su tanta altra parte della storia processuale del 2 agosto. Così come, in materia di testi non proprio padroni di tutte le loro facoltà psichiche, se Bulgini ebbe qualche problema anni dopo il presunto riconoscimento della Frolich, non si capisce per quale motivo sia ritenuto importante ascoltare allora Alberto Volo, il quale, negli anni passati, ha dimostrato di non essere propriamente – come si dice a Bologna – “tutto a casa” con la testa. Infine, una curiosità: nel giorno in cui esce di scena Carlos e si abbandona una volta per tutte l’ipotesi di esplorare la pista palestinese – ritenuta fuorviante rispetto al tema del dibattimento fin dalle prime battute -, si apre la possibilità, su richiesta delle parti civili, di estendere l’ormai già sconfinata discussione in atto anche al sequestro di Ciro Cirillo e alle trattative Stato-Camorra per la sua liberazione. Un episodio che, con la vicenda Nar, cosa possa c’entrare è un bel mistero.