Sharia in vetrina, hijab per bimbe in vendita come grembiuli scolastici: bufera su M&S

Quando i precetti della sharia intersecano i percorsi del marketing, nasce un’offerta ibrida che accarezza il mercato e sfida opportunità e convenzione strizzando l’occhio a una radicalismo etico, culturale e religioso che – esasperato e declinato ai tempi di una guerra jihadista combattuta su lontani fronti come nelle città del vecchio continente – troppo spesso ha generato storture, dolore e morte. Un richiamo all’oscurantismo e all’indottrinamento strisciante che, con la vendita da parte dell’arcinota catena Marks and Spencer, una delle più famosee frequentate catene di grandi magazzini britannici, di una delle tante versioni del tradizionale velo islamico, l’hijab (che copre tutta la testa parte del busto, tranne il viso), nella categoria «abbigliamento scolastico», presentando il prodotto come «indispensabile», destinato alle bambine in età scolare dai nove anni in giù, offerto al prezzo d’occasione di appena 6 sterline, pari a circa 6,86 euro, mette in vetrina valori e tradizioni lontani dalle nostre realtà sociali e spesso non condivisibili sul piano morale. La multinazionale delle vendite al dettaglio, del resto, gettonatissimo punto di riferimento specie nella middle class britannica, solo un paio di anni fa si era attirata addosso gli strali di mezzo mondo proponendo, con grande disinvoltura, la vendita al dettaglio di burkini, alternativa islamica al costume da bagno… Con buona pace di tutti coloro i quali, anche a costo della propria incolumità, si battono contro dettami, declinazioni e aberrazioni dell’Islam radicale…

Hijab per bimbe in vendita come grembiuli: bufera su Marks&Spencer

Un’offerta che strizzando l’occhio al commercio produce e vende su vasta scala, alla stregua di grembiuli scolastici, una delle tante versioni del tradizionale velo islamico, l’hijab, in vetrina nel reparto anche online) «abbigliamento scolastico»: una proposta tutt’altro che meramente modaiola o nata dalla richiesta del mercato, che ha scatenato polemiche infuocate nel giro di pochissime ore, a dimostrazione di come lo scarto tra opportunità e business possa esulare dalla semplice proposta di marketing e sconfinare pericolosamente in ben altri ambiti. Per questo, come riporta in queste ore il Giornale, dai social ai blog, sul web infuria la bufera su M&S. «Così M&S agevola il medievalismo», attacca via Twitter – e riferisce il quotidiano milanese online – lanciando l’allarme, l’inglese Maajid Nawaz, fra i più noti attivisti internazionali impegnati contro l’integralismo islamico, che ha prima abbracciato e poi ripudiato». E ancora: «È loro diritto preferire il profitto ai valori. Ma è nostro diritto fare in modo che si vergognino della loro scelta. Più feroce e certamente più diretta l’arabo-canadese Yasmine Mohammed: Fanculo M&S. Dal profondo del mio cuore, sinceramente, fuck you, scrive Yasmine sul suo account Twitter. E non è difficile capire perché si spinga così in là la scrittrice e blogger che ha voltato le spalle all’islam dopo aver raccontato le minacce di morte della madre quando lei si rifiutava di indossare il velo da bambina e il matrimonio forzato con un membro di Al Qaida che la costringeva a stare chiusa in casa con la carta sulle finestre per non vedere fuori». E così, dall’ironia sferzante – «a quando i vestiti da sposa per bambine di 6 anni?» posta drammaticamente qualcuno – al boicottaggio organizzato – con appelli e petizioni online – lo scandalo è servito. E l’indignazione pure…